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Posts Tagged ‘tahar ben jelloun’

Charta Bureau, che su incarico degli enti patrocinatori e finanziatori ha lavorato come ufficio stampa di dire poesia per tutta la durata della rassegna, ha emesso l’ultimo cs (=comunicato stampa). Lo pubblichiamo anche noi, ringraziando in modo particolare Marianna.

Prima di congedarci, ringraziamo tutti i protagonisti di quest’anno: Umberto Fiori, Andrea Afribo, George Elliott Clarke, Marco Fazzini, Bruno Censori, Gionni Di Clemente, Paul Polansky, Roberto Nassi, Natalia Molebatsi, Simone Serafini, Pino Ninfa, Anna Maria Farabbi, Marco Munaro, Rossano Emili, Angelo Lazzeri, Manuel Alegre, Sandra Bagno, Mario e Alba Meléndez, Carlo Presotto, Igi Meggiorin, Martina Pittarello, Romina Elia, Valeria Mancini, Mara Seveglievich, Tommaso Righetto, Pietro Rossi, Luigi Tecchio, Cristina Alziati, Andrea Longega, Jesùs e Sulma Urzagasti, Claudio Cinti, Fernando Marchiori.

Ringraziamo anche tutte le persone che hanno collaborato al progetto 2012 (Assessorato alla Cultura; Palazzo Leoni Montanari; Officina; Pantarhei; Università di Venezia e di Padova; Vicenza jazz; Festival Biblico; Libriamo); il pubblico che ha seguito gli incontri coi poeti, nei vari luoghi della rassegna, sopportando qualche contrattempo; chi ha letto e sbirciato il presente blog, che con quest’articolo torna nel buio da cui è emerso più di tre anni fa.

Allora, semplicemente: arrivederci e grazie.

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Comunicato Stampa

 

Una media di 150 presenze nel corso di dieci incontri distribuiti nell’arco di tre mesi: il Festival riconferma il suo successo

1500 PRESENZE E UN PUBBLICO

SEMPRE Più APPASSIONATO

PER L’EDIZIONE 2012 DI DIRE POESIA

Particolare apprezzamento per il concerto poetico di Natalia Molebatsi e per il Poetry slam, la gara di poesia orale. Il progetto è promosso dal Comune di Vicenza e da Intesa Sanpaolo

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(Vicenza – 22.06.2012)  – Dieci appuntamenti distribuiti nell’arco di tre mesi con oltre 1500 presenze e un crescente numero di giovani spettatori: si chiude con soddisfazione Dire Poesia 2012, la rassegna proposta dal Comune di Vicenza e da Intesa Sanpaolo e curata da Stefano Strazzabosco che, dallo scorso 21 marzo e fino al 13 giugno, ha portato in città le voci della poesia contemporanea internazionale.

Gli incontri, frequentati da una media di circa 150 persone – con punte che hanno toccato i 200 spettatori in occasione della performance di Natalia Molebatsi – hanno confermato l’esistenza di un pubblico che, a Vicenza, segue con passione la poesia, declinata in tutte le sue forme ed espressioni. Anche la rete fornisce dati incoraggianti: il blog della rassegna, https://direpoesia.wordpress.com, ha ricevuto circa 12.000 visite provenienti sia dall’Italia che dal resto del mondo.

Un bilancio positivo, dunque, che conferma i risultati delle precedenti edizioni e che, spiegano gli organizzatori, “avvalora Dire Poesia come una delle rassegne poetiche di livello più alto in tutto il panorama nazionale: con l’importante differenza di non essere concentrata in pochi giorni, bensì di attraversare l’intera primavera, permettendo al pubblico di godere delle differenti voci con la necessaria attenzione”.

I luoghi d’arte di Vicenza – Palazzo Leoni Montanari, il Ridotto del Teatro Comunale, Palazzo Trissino, Palazzo del Monte, la Loggia del Capitaniato, l’Officina Arte Contemporanea e i Chiostri di Santa Corona – sono stati palcoscenico degli incontri che hanno visto protagonisti autori come Umberto Fiori, Paul Polansky, Manuel Alegre, Mario Meléndez, Cristina Alziati e Andrea Longega, e Jesús Urzagasti, che si sono espressi attorno al filo rosso della rassegna, dedicata al rapporto tra poesia e storia,

Le collaborazioni con altri festival o istituzioni, dal Festival New Conversations Vicenza Jazz al Festival Biblico, hanno permesso inoltre di proporre eventi originali come la performance di George Elliott Clarke con i chitarristi Bruno Censori e Gionni Di Clemente; la lettura di Anna Maria Farabbi accompagnata dalle note dei musicisti Rossano Emili (sax baritono, clarinetto) e Angelo Lazzeri (chitarra) – una performance inedita, questa, pensata appositamente per Dire Poesia e Vicenza Jazz; e il “concerto poetico” di Natalia Molebatsi con il contrabbasso di Simone Serafini e l’accompagnamento vocale dell’intero pubblico chiamato a unirsi alla performance.

Di speciale interesse per l’edizione 2012 è stato inoltre lo svolgimento del Poetry slam, nel quale cinque concorrenti si sono misurati tra loro a suon di versi, riscuotendo la simpatia e l’apprezzamento del pubblico presente. Si è trattato della prima edizione assoluta di questo tipo di gara a Vicenza e, “visti i risultati, è facile immaginare che non sarà l’ultima”, commenta Stefano Strazzabosco.

Nel corso di tutta l’edizione 2012, infine, i torchi a caratteri mobili di Giovanni Turria hanno stampato i fogli con gli inediti dei poeti ospiti e i cartigli da distribuiti nei bar del centro come accompagnamento al caffè: opere confluite nella mostra “Sotto torchio: le carte di Dire Poesia”, che ha raccolto a Casa Cogollo tutte le plaquettes stampate per la rassegna in quattro anni di incontri, dal 2009 a oggi.

“Si è da poco conclusa l’edizione 2012 di Dire Poesia, che ha rinnovato la magia dell’incontro tra autori e lettori di poesie, richiamando attorno a sé tanti appassionati e semplici curiosi di un genere che forse, grazie anche a iniziative come questa, sta diventando sempre meno un prodotto di nicchia, confinato nelle Accademie, per aprirsi a un pubblico sempre più eterogeneo, trasversale – commenta l’Assessore alla cultura Francesca Lazzari –. Le proposte di quest’edizione di Dire Poesia, a partire dalla scelta del tema della rassegna – quest’anno dedicata al rapporto tra poesia e storia -, così come le numerose collaborazioni con festival e istituzioni di spicco, la novità assoluta per Vicenza del Poetry slam che ha allargato la manifestazione a un pubblico giovane, ma anche e soprattutto le suggestive contaminazioni fra poesia/musica/fotografia che ne hanno impreziosito il programma, confermano ancora una volta la volontà, da parte dell’Assessorato che rappresento, di promuovere il dialogo tra le arti, dando voce al contempo alla bellezza e ai temi dell’impegno civile”.

“Siamo lieti di avere promosso anche quest’anno insieme all’amministrazione comunale una iniziativa che è diventata un appuntamento atteso dalla cittadinanza e da appassionati di poesia di varie provenienze – ha sottolineato Andrea Massari, responsabile del settore Beni Archeologici e Storico-Artistici di Intesa Sanpaolo – Fin dalla prima edizione nel 2009 il nostro istituto, rappresentato a Vicenza dalle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, ha creduto in questo progetto attraverso le persone che lo hanno voluto, ideato e realizzato, in particolare l’allora responsabile culturale di Intesa Sanpaolo Fatima Terzo. Questa rassegna è frutto della collaborazione e dell’impegno di molti, e ci fa piacere che ogni anno riproponga formule di successo, come il prezioso contributo del “Fare poesia” dell’Officina Arte Contemporanea, così come dia vita a novità, come l’apertura a nuove fasce di pubblico attraverso il concorso di poesia che ha visto la partecipazione attiva e appassionata dei giovani”.

“La poesia ci permette di immaginare realtà diverse senza dimenticarci del presente – conclude Strazzabosco -; ci regala la possibilità di sentire le voci segrete che toccano il cuore e il cervello di ognuno; ci ricorda che nessuno è solo, ma siamo tutti parte di uno stesso mondo in cui il grande e il piccolo, il vicino e il lontano sono visioni complementari di una stessa realtà, un paesaggio di parole che ha principio e fine negli strati più fertili e profondi della nostra natura”.

Il progetto Dire Poesia 2012 è promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Vicenza e da Intesa Sanpaolo, con la direzione artistica di Stefano Strazzabosco. L’edizione 2012 della rassegna si avvale delle collaborazioni con il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati dell’Università Ca’ Foscari di Venezia; con il Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari dell’Università di Padova e l’Instituto Camões; con il Festival Biblico; con Vicenza Jazz; con il festival “Libriamo”; con l’Officina arte contemporanea di Vicenza.

 

Informazioni:

Assessorato alla cultura del Comune di Vicenza tel. 0444 222101

Gallerie d’Italia, Palazzo Leoni Montanari tel. 800.578875

Blog > https://direpoesia.wordpress.com/

www.comune.vicenza.it – www.palazzomontanari.com

______________________________________

Informazioni per la stampa e accrediti:

Ufficio Stampa > CHARTA BUREAU tel 0415128217

Marianna Sassano 347.8744361– studio@charta-bureau.it

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Ancora pochi giorni e questo blog tornerà ad assopirsi, come un golem silente del web.

Intanto segnaliamo l’articolo uscito sul Giornale di Vicenza di ieri, 21 giugno 2012.

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Pubblichiamo la terza e ultima serie di foto di Tahar Ben Jelloun. L’autore è Giustino Chemello.

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Questo blog resterà attivo ancora per qualche giorno; poi tornerà nel letargo dal quale si era svegliato lo scorso marzo, quando ha annunciato il programma dell’edizione 2011 di Dire Poesia.

Ringraziamo tutte le persone che lo hanno visitato, e quanti hanno sostenuto in vario modo la nostra rassegna: l’Assessorato alla Cultura del Comune di Vicenza nelle persone di Francesca Lazzari (Assessore), Loretta Simoni, Mattia Bertolini, Carlotta Trombin, Marianna; le Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, con Isabella Sala, Elena Milan, Romina Elia, Stefano Viero; l’Officina Arte Contemporanea, con Giovanni Turria e i tanti amici di piombo e di carta; l’associazione PantaRhei e l’agenzia di stampa Charta Bureau; il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, e segnatamente il prof. Marco Fazzini; Vicenza Jazz, e in particolare il suo Direttore artistico Riccardo Brazzale; il Festival Biblico, con Toni Pigatto, don Dario Vivian, Giovanni Costantini e Guido Zovico; la Biblioteca Bertoliana di Vicenza, e specialmente Silvia Calamati; gli artisti Giustino Chemello e Silvio Lacasella, che hanno documentato gli incontri fotografando con grande sensibilità e bravura; i giornalisti che ci hanno seguiti, e specialmente Fabio Giaretta, Alessandro Scandale, Silvia Ferrari e Luigia Sorrentino; i bar che hanno accolto e distribuito i cartigli del caffè poeticamente corretto; i poeti, i presentatori e i traduttori che si sono succeduti; il pubblico che è intervenuto ai 10 appuntamenti di quest’anno, e in modo particolare Marzia Zanella, Daniela Caracciolo, Mara Seveglievich, Ivana Cenci e gli altri, tanti amici che hanno partecipato con assiduità e affetto, condividendo, consolando, emozionandosi, ragionando, arricchendo il senso di questi mesi di lavoro per portare a Vicenza un po’ di poesia, nelle sue varie e splendide forme.

Sarà che la poesia, come ripete Ben Jelloun, è necessaria quanto il pane? Eh.

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Ecco la seconda serie di fotografie di Tahar Ben Jelloun. Queste sono state scattate da Silvio Lacasella.

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L’edizione 2011 di Dire poesia si è dunque conclusa felicemente con il grande poeta franco-marocchino Tahar Ben Jelloun.

Il nostro ospite ha vissuto una giornata ricca di appuntamenti e di incontri: in mattinata, affiancato da Eliana Vicari, ha parlato agli studenti di Francese di alcune scuola di città e provincia (soprattutto i licei “Fogazzaro” di Vicenza e “Corradini” di Thiene), rispondendo alle domande che erano state preparate dai ragazzi insieme ai loro Docenti. Nel pomeriggio ha concesso alcune interviste, ha visitato l’Officina per la firma e la stampa del suo inedito, è arrivato a Palazzo Leoni Montanari per essere magistralmente presentato da Paolo Ruffilli, leggere alcune sue poesie (nella traduzione di Manuela Giabardo) e rispondere alle domande del Festival Biblico sul tema del rapporto tra le generazioni, preceduto da un breve saluto di don Dario Vivian e tradotto da Francoise Mattana.

Come si può vedere dalle tre serie di foto che pubblichiamo un po’ alla volta (gli autori della prima sono Stefano Strazzabosco e Giovanni Turria), nel corso della giornata Tahar Ben Jelloun si è anche divertito a volare, a disegnare, a chiacchierare e a scherzare, dimostrando che fare poesia significa avere una visione del mondo, come ha più volte detto e come risulta anche dalla bella intervista che Silvia Ferrari ha redatto per conto del “Giornale di Vicenza” di oggi.

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Venerdì 27 maggio alle 18.00, nel Salone di Apollo di Palazzo Leoni Montanari, il poeta franco-marocchino Tahar Ben Jelloun leggerà le sue poesie e dialogherà con lo scrittore Paolo Ruffilli, che avrà anche il compito di presentarlo al pubblico.

L’incontro si svolge in collaborazione con il Festival Biblico, grazie al quale è stato possibile invitare il nostro presitigioso ospite a chiudere Dire poesia 2011.

Alla serata parteciperà anche Francoise Mattana, che si incaricherà di tradurre le parole che Ben Jelloun vorrà rivolgere al pubblico.

Come sempre, Giovanni Turria metterà a disposizione dei presenti la plaquette con l’inedito che lo scrittore franco-marocchino ci ha inviato in esclusiva, e che nei giorni scorsi abbiamo pubblicato su questo blog.

Saranno disponibili per l’acquisto anche alcuni libri di Ben Jelloun, scelti tra i suoi più rappresentativi.

Durante la giornata, numerosi esercizi del centro serviranno il caffè poeticamente corretto dai cartigli stampati all’Officina e contenenti un frammento dell’inedito mandatoci dal poeta.

Nel corso della mattinata, inoltre, Tahar Ben Jelloun incontrerà gli studenti di Francese di alcune scuola della città e della provincia, per parlare loro liberamente dei temi da sempre al centro dei suoi interessi, e per rispondere alle domande preparate dai ragazzi. L’incontro è riservato esclusivamente agli studenti che hanno già comunicato la loro adesione (attraverso i loro insegnanti di Francese), e pertanto non è aperto al pubblico in generale.

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Con questo appuntamento si conclude l’edizione 2011 di Dire poesia.

Il blog resterà in attività ancora per qualche tempo, dopodiché riprenderà a sonnecchiare fino alla prossima primavera.

Grazie a tutti.

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Tahar Ben Jelloun, poeta, romanziere, saggista e giornalista, è uno scrittore franco-marocchino di fama internazionale. Nasce nel 1944 a Fez (Marocco). Nel 1955 si trasferisce a Tangeri e successivamente a Rabat, dove si laurea in Filosofia. Insegna in alcuni licei del suo Paese e partecipa alla rivista “Souffles”, attorno cui si sviluppa uno dei movimenti letterari più importanti del Nord-Africa. Nel 1971, una circolare del Ministero dell’Interno obbliga all’insegnamento della filosofia in arabo. L’autore si trasferisce a Parigi, dove ottiene un dottorato in Sociologia.

Ben Jelloun ha scritto soprattutto romanzi, ma anche racconti, poesie, opere teatrali, saggi. Nei suoi libri in francese, tradotti
in tutto il mondo, trovano ampio spazio le tematiche  dell’emigrazione, del razzismo, della ricerca d’identità. In Italia, molti suoi libri sono usciti per l’Einaudi di Torino: Creatura di sabbia (1987), Notte fatale (1988; Premio Goncourt nel 1987), Giorno di silenzio a Tangeri (1989), Le pareti della solitudine (1990), Dove lo stato non c’è. Racconti italiani (1991), Lo scrivano (1992), A occhi bassi (1993), L’amicizia (1995), Lo specchio delle falene (1996), L’albergo dei poveri (1999), Il libro del buio (2001), L’hammam (2002), L’amicizia e l’ombra del tradimento (2004), Mia madre, la mia bambina (2006), L’ha ucciso lei (2008), Marocco, romanzo (2010). La Bompiani di Milano ha pubblicato Corrotto (1994), L’ultimo amore è sempre il primo? (1995), Nadia (1996), La scuola e la scarpa (2000), Jenin. Un campo palestinese (2002), Amori stregati. Passione, amicizia,
tradimento
(2003), L’ultimo amico (2004), Non capisco il mondo arabo. Dialogo fra due adolescenti (2006), Partire
(2007), L’uomo che amava troppo le donne (2010). Hanno suscitato grande interesse i due volumi Il razzismo spiegato a mia figlia del 1998 (per il quale gli è stato conferito dall’allora Segretario dell’ONU Kofi Annan il Global Tollerance
Award) e L’islam spiegato ai nostri figli del 2001, entrambi editi da Bompiani.

In italiano, le sue poesie si possono leggere nelle raccolte Stelle velate. Poesie 1966-1995 (a cura di Egi Volterrani, Einaudi, 1998) e Doppio esilio (traduzione di Manuela Giabardo, Edizioni del Leone, Venezia 2009).

Ben Jelloun collabora a testate quali Le Monde e, in Italia, “La Repubblica” e “L’Espresso”, analizzando soprattutto i temi legati all’immigrazione e alla cultura araba e islamica.

Numerosissimi sono i premi e i riconoscimenti dei quali è stato insignito per il suo impegno letterario e sociale.

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Paolo Ruffilli è nato a Rieti nel 1949, ma è originario di Forlì. Si è laureato in lettere presso l’università di Bologna. Da più di vent’anni collabora alle pagine culturali de “Il Resto del Carlino”. Vive a Treviso dal 1972. Fa il consulente editoriale. Dirige la collana di poesia delle Edizioni del Leone di Venezia.

Come poeta ha pubblicato: La Quercia delle gazze (Forum 1972); Quattro quarti di luna (Forum 1974); Piccola colazione (Garzanti 1987, vincitore dell’American Poetry Prize); Diario di Normandia (Amadeus 1990, Premio Montale); Camera oscura (Garzanti 1992); Nuvole (1995; con fotografie di Fulvio Roiter); La gioia e il lutto (Marsilio 2001, Prix Européen); Le stanze del cielo (Gli specchi Marsilio 2008, Premio Nazionale Letterario Pisa).

Sul versante della narrativa e della saggistica, invece, ricordiamo:  Vita di Ippolito Nievo (Camunia 1991); Vita, amori e meraviglie del signor Carlo Goldoni (Camunia 1993); Preparativi per la partenza (Marsilio 2003, Premio delle Donne); Un’Altra vita (Fazi 2010); L’isola e il sogno (Fazi, 2011).

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Tahar Ben Jelloun ci ha inviato un inedito prezioso: un poemetto intitolato Il disamore, per cui l’officinante Giovanni Turria, con la sua corte di torchiatori più o meno volontari (su cui diremo più avanti), preparerà un’edizione altrettanto preziosa, in modo da concludere degnamente questa terza rassegna di Dire poesia.

Mentre il Maestro olia le macchine e taglia i fogli da stampa, noi pubblichiamo il testo di Ben Jelloun (in francese e in italiano: la traduzione è di Manuela Giabardo).

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Le désamour

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En écoutant Jean Ferrat

Moi aussi je me suis demandé : Que serais-je sans toi ?

Je serais un cœur apaisé

Un temps trempé dans la douceur des choses

Quelques heures volées au tumulte,

Au bruit crissant de ta voix

.

Qui parle de bonheur

M’oublie ou me jette à terre

Tu n’as pas les yeux tristes

Mais rouges voisins du feu

Reflet de vengeance

Ton pain pétri dans le fiel

Servi sur un plateau funéraire

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Que serais-je sans toi ?

Ni une heure arrêtée au cadran de la montre

Ni un cœur au bois dormant

Non, je serais un vent léger

L’écume du temps

Une assemblée de papillons

Dans un champ fleuri

Une ruche de miel

Et un sommeil parfait

.

Que serais-je sans toi ?

Toi qui m’as coupé les ailes

Toi qui as marché sur mon corps

Et froissé mon âme

Toi qui m’as offert un linceul

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Que serais-je sans toi ?

En ce temps prodigue en trahison

Durant ces jours où tes silences

Engrangeaient les mots

Qui tombaient de mes yeux

Pendant que tes narines, dilatées par la haine

Répandent l’encens de la mort

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Qui parle de guerre matrimoniale

A le visage déchu

La vie défaite

Et le souffle trahi par l’ail

C’est le parfum de la vengeance

Trempée dans la marmite du sorcier

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Que serais-je sans toi ?

Qu’une corde résistant aux doigts du démon

Chargé de creuser ma tombe

Je n’aurais jamais connu les sanglots de la déconvenue

Ni les balbutiements de mes nuits hachurées

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Le poète chante joliment

Que le bonheur existe

Ailleurs que dans les rêves

Il jure même qu’il l’a rencontré,

Lui qui sait ce qu’est être deux

Mais moi sans toi

Je n’aurais pas connu l’abîme et l’indignité

Sans toi ma bonté serait belle et gratuite

.

Qui parle de bonheur

A les yeux tristes

Le cœur brisé

Parce qu’être heureux

C’est devenir un poème

Que récitent les amants

Avant de se séparer

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Tu m’as donné le frisson

C’était la peur d’avoir peur

L’effroi lu sur ton visage quand il crie vengeance

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J’aurais aimé chanter avec Aragon

Et lui dire qu’il a raison

Mais tu m’as tout pris

Ma vie, mes biens, mon sourire

Et mon humour

Si c’est cela l’amour

Alors je n’ai jamais aimé

Je ne t’ai jamais aimée

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Le poète a-t-il toujours raison ?

Même quand il souffre

Et détruit l’ancienne oraison ?

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Ma femme n’a pas été mon avenir

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Ensemble, écrire un nouveau livre ?

Ni à l’envers ni à l’endroit

Nous n’écrirons rien ensemble

L’encre pâle de notre histoire

S’est dissoute dans les larmes.

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Quand notre haine sera souvenir

Quand nos chemins monteront au ciel

Et nos années tomberont de fatigue

Quand nos cris, enlisés dans les sables

Réveilleront les morts

Quand mes yeux se poseront sur un horizon

Infiniment bleu, humain absolument,

Quand l’aigle de la colère

Deviendra papillon enchanté

Alors je saurai que sans toi

J’atteindrai au seuil du paradis.

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Tahar Ben Jelloun

2010.

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Il disamore

Ascoltando Jean Ferrat

anch’io mi sono chiesto: che sarei senza te?

Sarei un cuore placato

un tempo intriso di dolcezze

qualche ora sottratta al tumulto,

al suono stridente della tua voce.

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Chi parla di felicità

mi ignora o mi lascia a terra.

Tu non hai occhi tristi

ma rossi come il fuoco

riflessi di vendetta

il tuo pane impastato col fiele

servito su una lapide

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Che sarei senza te?

Né un’ora inceppata sul quadrante di un orologio

né un cuore assopito.

No, sarei vento leggero

schiuma del tempo

un’adunata di farfalle

su un campo fiorito

un’arnia ricolma di miele

e un sonno perfetto

.

Che sarei senza di te?

Tu che mi hai tarpato le ali,

hai camminato sul mio corpo,

hai schiacciato la mia anima

e mi hai offerto un sudario

.

Che sarei senza di te?

In questo tempo prodigo di tradimenti

nei giorni in cui i tuoi silenzi

covavano le parole

cadute dai miei occhi,

mentre le tue narici, dilatate dall’astio,

spandono incenso di morte

.

Chi parla di guerra coniugale

ha il volto sfiorito

la vita disfatta

e il respiro tradito dall’aglio;

è il profumo della vendetta

versato nel paiolo di uno stregone

.

Che sarei senza di te?

Solo un cappio che resiste alle dita del demonio

intento a scavare la mia tomba

mai avrei conosciuto il pianto della delusione

né il balbettio delle mie notti interrotte

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Il poeta canta con grazia

che la felicità non esiste solo nei sogni

e giura, anche, di averla incontrata

lui che sa che cos’è essere in due,

ma io, senza di te

mai avrei conosciuto l’abisso e l’abiezione

bella e gratuita sarebbe, senza te, la mia bontà

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Chi parla di felicità

ha gli occhi tristi

e il cuore infranto

perché questa felicità

è solo una poesia

recitata dagli amanti

sul punto di lasciarsi

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Tu mi hai dato i brividi:

era la paura d’aver paura

il terrore letto nel tuo viso che grida vendetta

.

Avrei voluto cantare con Aragon

e dirgli che ha ragione,

ma tu mi hai preso tutto

la vita, i miei beni, il sorriso

e l’umorismo.

Se l’amore è questo

allora non ho mai amato

non ti ho amata mai

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Ha ragione, il poeta, sempre?

anche quando soffre

e distrugge l’antica preghiera?

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La mia donna non è stata il mio avvenire

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Scrivere insieme un nuovo libro?

Né ora né mai

scriveremo più qualcosa insieme

l’inchiostro sbiadito della nostra storia

si è dissolto in lacrime

.

Quando il rancore sarà un ricordo

quando le nostre strade giungeranno al cielo

e la fatica schianterà i nostri anni

quando le nostre grida, sprofondando tra le sabbie

risveglieranno i morti

quando i miei occhi si poseranno su un orizzonte

infinitamente blu, totalmente umano,

quando l’aquila dell’ira

diverrà una farfalla incantata

allora saprò

di essere in attesa,

senza di te, sulla soglia del paradiso.

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