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Posts Tagged ‘eliana vicari’

L’edizione 2011 di Dire poesia si è dunque conclusa felicemente con il grande poeta franco-marocchino Tahar Ben Jelloun.

Il nostro ospite ha vissuto una giornata ricca di appuntamenti e di incontri: in mattinata, affiancato da Eliana Vicari, ha parlato agli studenti di Francese di alcune scuola di città e provincia (soprattutto i licei “Fogazzaro” di Vicenza e “Corradini” di Thiene), rispondendo alle domande che erano state preparate dai ragazzi insieme ai loro Docenti. Nel pomeriggio ha concesso alcune interviste, ha visitato l’Officina per la firma e la stampa del suo inedito, è arrivato a Palazzo Leoni Montanari per essere magistralmente presentato da Paolo Ruffilli, leggere alcune sue poesie (nella traduzione di Manuela Giabardo) e rispondere alle domande del Festival Biblico sul tema del rapporto tra le generazioni, preceduto da un breve saluto di don Dario Vivian e tradotto da Francoise Mattana.

Come si può vedere dalle tre serie di foto che pubblichiamo un po’ alla volta (gli autori della prima sono Stefano Strazzabosco e Giovanni Turria), nel corso della giornata Tahar Ben Jelloun si è anche divertito a volare, a disegnare, a chiacchierare e a scherzare, dimostrando che fare poesia significa avere una visione del mondo, come ha più volte detto e come risulta anche dalla bella intervista che Silvia Ferrari ha redatto per conto del “Giornale di Vicenza” di oggi.

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Venerdì 27 maggio alle 18.00, nel Salone di Apollo di Palazzo Leoni Montanari, il poeta franco-marocchino Tahar Ben Jelloun leggerà le sue poesie e dialogherà con lo scrittore Paolo Ruffilli, che avrà anche il compito di presentarlo al pubblico.

L’incontro si svolge in collaborazione con il Festival Biblico, grazie al quale è stato possibile invitare il nostro presitigioso ospite a chiudere Dire poesia 2011.

Alla serata parteciperà anche Francoise Mattana, che si incaricherà di tradurre le parole che Ben Jelloun vorrà rivolgere al pubblico.

Come sempre, Giovanni Turria metterà a disposizione dei presenti la plaquette con l’inedito che lo scrittore franco-marocchino ci ha inviato in esclusiva, e che nei giorni scorsi abbiamo pubblicato su questo blog.

Saranno disponibili per l’acquisto anche alcuni libri di Ben Jelloun, scelti tra i suoi più rappresentativi.

Durante la giornata, numerosi esercizi del centro serviranno il caffè poeticamente corretto dai cartigli stampati all’Officina e contenenti un frammento dell’inedito mandatoci dal poeta.

Nel corso della mattinata, inoltre, Tahar Ben Jelloun incontrerà gli studenti di Francese di alcune scuola della città e della provincia, per parlare loro liberamente dei temi da sempre al centro dei suoi interessi, e per rispondere alle domande preparate dai ragazzi. L’incontro è riservato esclusivamente agli studenti che hanno già comunicato la loro adesione (attraverso i loro insegnanti di Francese), e pertanto non è aperto al pubblico in generale.

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Con questo appuntamento si conclude l’edizione 2011 di Dire poesia.

Il blog resterà in attività ancora per qualche tempo, dopodiché riprenderà a sonnecchiare fino alla prossima primavera.

Grazie a tutti.

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Tahar Ben Jelloun, poeta, romanziere, saggista e giornalista, è uno scrittore franco-marocchino di fama internazionale. Nasce nel 1944 a Fez (Marocco). Nel 1955 si trasferisce a Tangeri e successivamente a Rabat, dove si laurea in Filosofia. Insegna in alcuni licei del suo Paese e partecipa alla rivista “Souffles”, attorno cui si sviluppa uno dei movimenti letterari più importanti del Nord-Africa. Nel 1971, una circolare del Ministero dell’Interno obbliga all’insegnamento della filosofia in arabo. L’autore si trasferisce a Parigi, dove ottiene un dottorato in Sociologia.

Ben Jelloun ha scritto soprattutto romanzi, ma anche racconti, poesie, opere teatrali, saggi. Nei suoi libri in francese, tradotti
in tutto il mondo, trovano ampio spazio le tematiche  dell’emigrazione, del razzismo, della ricerca d’identità. In Italia, molti suoi libri sono usciti per l’Einaudi di Torino: Creatura di sabbia (1987), Notte fatale (1988; Premio Goncourt nel 1987), Giorno di silenzio a Tangeri (1989), Le pareti della solitudine (1990), Dove lo stato non c’è. Racconti italiani (1991), Lo scrivano (1992), A occhi bassi (1993), L’amicizia (1995), Lo specchio delle falene (1996), L’albergo dei poveri (1999), Il libro del buio (2001), L’hammam (2002), L’amicizia e l’ombra del tradimento (2004), Mia madre, la mia bambina (2006), L’ha ucciso lei (2008), Marocco, romanzo (2010). La Bompiani di Milano ha pubblicato Corrotto (1994), L’ultimo amore è sempre il primo? (1995), Nadia (1996), La scuola e la scarpa (2000), Jenin. Un campo palestinese (2002), Amori stregati. Passione, amicizia,
tradimento
(2003), L’ultimo amico (2004), Non capisco il mondo arabo. Dialogo fra due adolescenti (2006), Partire
(2007), L’uomo che amava troppo le donne (2010). Hanno suscitato grande interesse i due volumi Il razzismo spiegato a mia figlia del 1998 (per il quale gli è stato conferito dall’allora Segretario dell’ONU Kofi Annan il Global Tollerance
Award) e L’islam spiegato ai nostri figli del 2001, entrambi editi da Bompiani.

In italiano, le sue poesie si possono leggere nelle raccolte Stelle velate. Poesie 1966-1995 (a cura di Egi Volterrani, Einaudi, 1998) e Doppio esilio (traduzione di Manuela Giabardo, Edizioni del Leone, Venezia 2009).

Ben Jelloun collabora a testate quali Le Monde e, in Italia, “La Repubblica” e “L’Espresso”, analizzando soprattutto i temi legati all’immigrazione e alla cultura araba e islamica.

Numerosissimi sono i premi e i riconoscimenti dei quali è stato insignito per il suo impegno letterario e sociale.

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Paolo Ruffilli è nato a Rieti nel 1949, ma è originario di Forlì. Si è laureato in lettere presso l’università di Bologna. Da più di vent’anni collabora alle pagine culturali de “Il Resto del Carlino”. Vive a Treviso dal 1972. Fa il consulente editoriale. Dirige la collana di poesia delle Edizioni del Leone di Venezia.

Come poeta ha pubblicato: La Quercia delle gazze (Forum 1972); Quattro quarti di luna (Forum 1974); Piccola colazione (Garzanti 1987, vincitore dell’American Poetry Prize); Diario di Normandia (Amadeus 1990, Premio Montale); Camera oscura (Garzanti 1992); Nuvole (1995; con fotografie di Fulvio Roiter); La gioia e il lutto (Marsilio 2001, Prix Européen); Le stanze del cielo (Gli specchi Marsilio 2008, Premio Nazionale Letterario Pisa).

Sul versante della narrativa e della saggistica, invece, ricordiamo:  Vita di Ippolito Nievo (Camunia 1991); Vita, amori e meraviglie del signor Carlo Goldoni (Camunia 1993); Preparativi per la partenza (Marsilio 2003, Premio delle Donne); Un’Altra vita (Fazi 2010); L’isola e il sogno (Fazi, 2011).

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Presi dalla leggera vertigine che si prova quando si attraversano tre lingue (francese, inglese, italiano), due linguaggi (Matematica, Poesia) e una zoologia fantastica di animali ibridi e inquietanti (come il corboa e la muccapra dei Sardinosauri magistralmente tradotti da Eliana Vicari), pubblichiamo qualche immagine della giornata di ieri, che nel suo momento più significativo ha visto Jacques Roubaud e Piergiorgio Odifreddi conversare sui rapporti tra Matematica e Poesia.

La conversazione avrebbe potuto continuare per ore (Odifredddi dixit), ed è un peccato averne potuto offrire solamente un assaggio; ma la passione e il rigore del poeta, stimolati dalla brillante e vivace intelligenza del matematico hanno comunque regalato ai presenti una serata unica.

Ci dispiace che alcuni, arrivati troppo tardi, non abbiano potuto nemmeno entrare a Palazzo Leoni Montanari: ragioni di sicurezza impediscono di ospitare più di 270 persone.

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In attesa di ascoltare oggi, mercoledì 6 aprile (ore 18.00, Palazzo Leoni Montanari), il poeta Jacques Roubaud e il matematico Piergiorgio Odifreddi introdotti da Eliana Vicari, pubblichiamo l’inedito che ci ha inviato Roubaud, e che come sempre sarà distribuito gratuitamente ai presenti dopo la stampa a torchio dell’Officina. Si tratta di un sonetto anomalo di 15 versi, il primo dei quali è un endecasillabo, mentre gli altri misurano 14 sillabe metriche:

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La frase, i versi

di Jacques Roubaud

 

Le frasi son qcsa tra 2 punti

Interno a dei paragrafi. Ma le debuttanti

S’innalzano dal fiume vuoto del bordo, lente

Con quelle torri di maiuscole come un pugno

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Levato. (Pesanti metafore, mio malgrado

M’invadono). Ed ecco la frase.

Invece i versi?

Anch’essi stanno dritti lungo il bordo, sinceri,

Così certi di averne il diritto che non bado

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Alla loro insolenza senza contemplazione

Dei loro antenati: i Riccardo Cuor di Leone –

Versi di Chrétien, Raimbaut d’Aurenga, Cros, Racine,

E tanti tanti altri. Nelle frasi banali

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Le meno ricche di dialettica, una passione

Di versi sorprendenti calma attende che scatti

La trappola machiavellica a quindici righe.

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Traduzione di Niccolò Fontana

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La phrase, le vers

Les phrases sont qq chose entre 2 points
A l’intérieur de paragraphes. Mais les débutantes
S’élèvent de la rivière vide de la marge, lentes
Avec l’immeuble de leur majuscule comme un poing

Levé. (De lourdes métaphores, malgré tous mes soins
M’envahissent). Voilà pour la phrase.
Mais quid des vers?
Ils s’approprient aussi la marge droite, si sincères,
Si sûrs de leur droit, assis sur leurs nombres, qu’on est loin

De mesurer leur insolence sans contemplation
Assidue de leurs ancêtres: tous les Richard-Coeur-de-Lion-
Vers de Chrétien de Troyes, Raimbaut d’Orange, Cros, Racine,
Et tant d’autres, et tant d’autres. Dans les phrases banales

Les moins soutenues de dialectique, toute une passion
De vers en embuscade patiente attend que s’installe
Le moment machiavélien d’un poème: à quinze lignes.

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Mercoledì 6 aprile, alle 18.00, Palazzo Leoni Montanari ospiterà il poeta francese Jacques Roubaud e il matematico Piergiorgio Odifreddi, che converseranno sui rapporti tra matematica e poesia. Ma naturalmente ci sarà spazio anche per la lettura di poesie di Roubaud, soprattutto quelle edite nella plaquette 7 Sardinosauri (a cura di Eliana Vicari. Disegni originali di Luca Buvoli, Sinopia, Venezia 2011), che sarà messa in vendita per l’occasione. A introdurre e tradurre Jacques Roubaud interverrà la francesista Eliana Vicari.

Cominciamo col presentare le figure di questi due grandi protagonisti del nostro tempo.

 Jacques Roubaud, matematico, poeta, romanziere, saggista e traduttore  francese, è nato nel 1932 a Caluire-et-Cuire (dipartimento del Rodano). Dal 1966 è membro dell’OuLiPo (“Ouvroir de Littérature Potentielle”), gruppo fondato nel 1960 da Raymond Queneau e François Le Lionnais, cui hanno partecipato, tra gli altri, anche Georges Perec e Italo Calvino. Versione italiana ne è l’ OpLePo (“Opificio di Letteratura Potenziale”), presieduto da Edoardo Sanguineti fino alla sua scomparsa nel 2010. Il progetto oulipiano è caratterizzato dalla ricerca di nuove strutture e schemi, soprattutto  modelli matematici, per la composizione di testi letterari (scrittura “sotto costrizioni”).  Roubaud ha dato  un’esemplare dimostrazione del potenziale creativo che si sprigiona dalla compenetrazione tra matematica e letteratura: ha studiato la prima con i bourbakisti, quali Laurent Schwartz, Claude Chevalley e Alexandr Groethendieck, e ha praticato la seconda in innumerevoli opere.

Ha conseguito un “doctorat d’État” in Matematica e ha insegnato all’Università Paris X e all’Università di Rennes. Ha ottenuto anche un “doctorat d’État” in Letteratura francese sotto la direzione di Yves Bonnefoy. Nel 1970, con Jean-Pierre Faye,  ha fondato la rivista Change in contrapposizione a Tel Quel, e nel 1981, con Paulo Braffort,  ha fondato l’ALAMO (“Atelier de Littérature Assistée par les Mathématiques et les Ordinateurs”). Fino al 2001 è stato il direttore dell’EHESS (École des Hautes Etudes En Sciences Sociales). Insegna poesia all’European Graduate School di Saas-Fee (Svizzera).

Nel 1961 ha pubblicato Epsilon (Gallimard, Parigi), una sequenza poetica contenente 361 variazioni della forma metrica del sonetto ed organizzata come una partita di “Go”, il gioco giapponese che ha contribuito a diffondere in Francia con il volume Petit Traité invitant à la découverte de l’art subtil du Go (in collaborazione con Pierre Lusson e Georges Perec, Bourgois, Parigi 1969).
In campo poetico uno dei risultati più alti raggiunti da Roubaud è rappresentato dalla raccolta Quelque chose noir, lamento in morte della moglie (Gallimard, Parigi 1986; Prix France Culture nello stesso anno).

La sua opera più famosa è il ciclo di “pseudoromanzi” che ha come protagonista la figura di Hortense. Dei sei volumi previsti, ne sono stati editi tre: La Belle Hortense, L’Enlèvement d’Hortense, usciti per Ramsay (Parigi 1985 e 1987), e L’Exil d’Hortense (Seghers, Parigi 1990). In italiano, sono stati pubblicati dalla Feltrinelli di Milano Il Rapimento di Ortensia (traduzione di Stefano Benni, 1988) e La bella Ortensia (traduzione di Eliana Vicari, 1989), mentre in occasione di Dire poesia 2011 le edizioni Sinopia di Venezia hanno pubblicato la plaquette di Jacques Roubaud e Olivier Salon, 7 Sardinosauri (a cura di Eliana Vicari. Disegni originali di Luca Buvoli).

Il suo lavoro narrativo più importante è il grande ciclo di prosa autobiografica, definito “Projet”, articolato in sei opere uscite presso le Éditions du Seuil di Parigi: Le Grand Incendie de Londres (1989, libro che dà il titolo all’intero ciclo), La boucle (1993), Mathématique (1997, prima parte del terzo libro), Poésie (2000), La Bibliothèque de Warburg (2002), Impératif catégorique (2008, seconda parte del terzo libro) e, infine, La dissolution (2008).

Tra i numerosi premi assegnati all’autore, si ricordano il Grand Prix National de la Poésie du Ministère de la Culture (1990) e il Grand Prix de Littérature Paul-Morand de l’Académie Française (2008), entrambi per l’insieme della sua opera.

Piergiorgio Odifreddi, nato a Cuneo nel 1950, è un matematico, logico e saggista italiano. I suoi scritti, oltre che di matematica, si occupano principalmente di divulgazione scientifica, storia della scienza, filosofia, politica, religione. Ha studiato Matematica all’Università di Torino, laureandosi in Logica. Si è poi specializzato nella stessa materia negli Stati Uniti (Università dell’Illinois a Urbana-Champaign e Università della California, Los Angeles) e nella ex Unione Sovietica (Università di Novosibirsk). Ha insegnato Logica presso l’Università di Torino, è stato visiting professor presso la Cornell University, dove ha collaborato con Anil Nerode, Richard Platek e Richard Shore. È anche stato visiting professor presso l’Università di Monash di Melbourne, l’Academia Sinica di Pechino, l’Università di Nanjing, l’Università di Buenos Aires e l’Italian Academy della Columbia University.  Si è occupato specialmente di Teoria della calcolabilità, che studia limiti e potenzialità dei computer. In tal campo ha pubblicato uno studio in due volumi che è diventato un testo di riferimento sull’argomento (Classical Recursion Theory, North Holland Elsevier, Amsterdam 1989 e 1999). Altri suoi testi tecnici sono Divertimento geometrico. Da Euclide a Hilbert (Bollati Boringhieri, Torino 2003), La matematica del Novecento. Dagli insiemi alla complessità (2000) e Il diavolo in cattedra. La logica matematica da Aristotele a Gödel (2003), editi da Einaudi di Torino, e Penna, pennello, bacchetta. Le tre invidie del matematico (Laterza, Roma-Bari 2005). Oltre alla ricerca accademica, da una quindicina d’anni ha intrapreso una fortunata attività divulgativa, iniziata con collaborazioni a vari giornali e riviste (attualmente: “La Repubblica”, “L’Espresso” e “Le Scienze”). La maggior parte di questa produzione giornalistica è stata finora raccolta in quattro libri: Il computer di Dio (2000) e La repubblica dei numeri (2002), editi da Raffaello Cortina di Milano, Il matematico impertinente (Longanesi, Milano 2005 e 2008), La scienza espresso. Note brevi, semibrevi e minime per una biblioteca scientifica universale (Einaudi, Torino 2006). Da una decina d’anni ha anche iniziato una nutrita produzione letteraria, con saggi di vario genere che mirano a mostrare la pervasività della scienza in generale, e della matematica in particolare, nella cultura umanistica: soprattutto in letteratura (Odifreddi è membro dell’Oplepo, “Opifico di Letteratura Potenziale”), musica e pittura, ma anche in filosofia e nella teologia. La sua produzione in quest’ultimo campo ha riscosso particolare attenzione per gli aspetti critici nei confronti della religione. Ha pubblicato i seguenti libri divulgativi: C’era una volta un paradosso. Storie di illusioni e verità rovesciate (Einaudi, 2001),  Le menzogne di Ulisse. L’avventura della logica da Parmenide ad Amartya Sen (Longanesi, 2004), In principio era Darwin. La vita, il pensiero, il dibattito sull’evoluzionismo (Longanesi, 2009), Hai vinto, Galileo!. La vita, il pensiero, il dibattito su scienza e fede (Mondadori, Milano 2009). I suoi saggi sulla religione, che hanno sollevato molte polemiche, sono: Il Vangelo secondo la Scienza. Le religioni alla prova del nove (Einaudi, 1999), Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) (Longanesi, 2007), La Via Lattea. Un ateo impenitente e un cattolico dubbioso in cammino verso Santiago de Compostela (con Sergio Valzania, e con la partecipazione di Franco Cardini, Longanesi, 2008). Odifreddi ama anche intervistare i protagonisti della scienza e della matematica, e 50 colloqui con vincitori del Premio Nobel o della Medaglia Fields sono stati raccolti in Incontri con menti straordinarie (Longanesi, 2006). Altri libri di  interviste sono  Idee per diventare matematico (a cura di Lisa Vozza,  Zanichelli, Bologna 2005) e Perché Dio non esiste. Claudio Sabelli Fioretti intervista Piergiorgio Odifreddi  (Aliberti, Reggio Emilia 2010). Tra il 2007 e il 2009 ha organizzato tre Festival della Matematica all’Auditorium di Roma, ai quali è dedicato il volume  Il club dei matematici solitari del prof. Odifreddi (a cura dell’autore, Mondadori, 2009). Innumerevoli sono le sue partecipazioni a trasmissioni radiofoniche e le sue apparizioni televisive nei programmi culturali più svariati, e numerosi sono i premi che gli sono stati assegnati.

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