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Posts Tagged ‘sinopia’

Il cerchio che stringeva Armando nella morsa non ha retto all’irruenza del mare: l’acqua vi è entrata schiumando, accompagnata dai colori dell’Egeo. Così il piombo si è sciolto in un bagno di luce, la poesia di Romero ha liquefatto la materia trasformandola in sogno.

Anche le macchine, però, hanno ottenuto qualcosa: sono riuscite a catturare un po’ di versi imprigionandoli nei loro caratteri di piombo. Così la luce è diventata gesto, carta e inchiostro. Nigra lux facta, et impressa est.

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Armando001.

Armando002

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cerchio

Più che un cerchio, un’ellisse. Con due fuochi. Nel primo le poesie in spagnolo, nell’altro le versioni in italiano. Intorno sei pedaline, i torchi tipografici più piccoli, manovrate da altrettante sudentesse del corso “Tecniche e Procedimenti di Stampa” dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. In mezzo al cerchio-ellisse, oltre ad Armando Romero, il pubblico. E la poesia, che da parola si trasforma in traccia d’inchiostro sulla carta. Gesto, movimento, pressione, suono (tra-trac), parola. Quasi un bagliore nero, ma sonoro.

La partitura per sestetto di pedaline e voce è diretta da Giovanni Turria, docente all’Accademia (oltre che a Urbino). Le poesie di Romero sono tratte da Il colore dell’Egeo (Sinopia, Venezia 2014) di cui Claudio Cinti, editore e poeta, può dire qualcosa; ma può anche darsi che si limiti a cucire, col suo refe del colore del mare, i fogli stampati dal sestetto di pedaline tra-traccanti. Fiat nigra lux (et imprimatur).

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P.

ARMANDO ROMERO

“La poesia di Armando Romero” – afferma il grande poeta colombiano Alvaro Mutis – “non ha antecedenti in qualsiasi scuola nota o gruppo. Nella sua poesia non sono mai riuscito a trovare radici, testimonianze che riconducano ad altri, visioni riprese o rielaborate da altri. Nella poesia di Armando Romero c’è un modo di narrare un mondo che è tutto suo, personalissimo e profondo. Nelle sue poesie vivono storie di vita vissuta, c’è desolazione e amore, disordine e gioia, orme di un uomo che cammina tra la gente”.
“È un fatto indiscutibile – scrive Martha L. Canfield nell’introduzione italiana a La radice delle bestie, folgorante raccolta di piccoli racconti di Romero edita da Sinopia – della storia letteraria ispanoamericana che il surrealismo, fra tutte le avanguardie storiche, è quello che ha lasciato un’eredità più vasta e duratura. Ed è attraverso questa linea oscura ma costante dell’immaginario ispanico che emerge la prosa sconvolgente e affascinante di Armando Romero. La lezione del surrealismo lo porta con insolita irriguardosa fermezza all’incontro di quell’animalità profonda che giace dentro di noi, schiacciata o rimossa dai principi della civiltà e della cultura. Il Cane andaluso di Buñuel e il Minotauro di Picasso lo precedono; il Manuale di zoologia fantastica (1957) di Jorge Luis Borges e il Bestiario (1959) del messicano Juan José Arreola lo accolgono festosamente in quella dimensione in cui le forme incontrollabili del sogno sposano la perizia del gioco verbale. Così, sogno e poesia, mito e gioco, realtà e astrazione dal reale producono pezzi di bravura che – una volta superato l’incantesimo iniziale – ci lasciano a meditare a lungo”.

Romero è stato esponente del Gruppo Nadaista, movimento letterario di avanguardia sviluppatosi negli anni Sessanta nel suo Paese, la Colombia. La vita lo ha poi portato a viaggiare e soggiornare anche a lungo in diversi paesi del continente americano, in Europa e in Asia. Da molti anni risiede negli Stati Uniti, dove lavora come docente. Molte le raccolte poetiche pubblicate a iniziare dal 1975 in diversi Paesi del Sud America, alternate a romanzi e racconti. Il romanzo La rueda de Chicago gli ha fatto ottenere il Premio per la miglior opera d’avventura al Latino Book Festival di New York del 2005.
Le sue opere sono tradotte in numerose lingue: inglese, italiano, francese, portoghese, greco, arabo, rumeno, tedesco. In Italia i suoi libri sono editi dalla casa editrice veneziana Sinopia.

Un’altra sintesi del ciclo Un castello, una villa, un’officina si può leggere anche qui (da “Il Giornale di Vicenza” di oggi, 22 maggio 2014) e qui (da “VicenzaPiù”).

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locandina

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Mentre segnaliamo l’intervista di Silvia Ferrari apparsa su “Il Giornale di Vicenza” di ieri e il lancio dell’appuntamento di oggi su RaiNews24, pubblichamo l’inedito di Jesús Urzagasti, in originale e in traduzione italiana.

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L’incontro con Urzagasti, che leggerà la sua poesia oggi, mercoledì 13 giugno, ai Chiostri di Santa Corona di Vicenza (ore 18.00; presentazione e traduzioni di Claudio Cinti e Fernando Marchiori), concluderà dire poesia 2012, passando il testimone al festival letterario Libriamo 2012, di cui è l’evento inaugurale. Dal 13 al 17 giugno, Libriamo ospiterà più di 40 eventi, tra presentazioni e incontri con autori ed editori. L’edizione di quest’anno è dedicata al grande uomo di cultura, editore, narratore, poeta, incisore, scultore vicentino Neri Pozza, di cui ricorre il centenario della nascita.

Prima dell’inedito di Urzagasti, qualche immagine della preparazione dei fogli e della plaquette all’Officina. Il piccolo e bel drappello di cooperanti è capitanato da Daniela Caracciolo (che ringraziamo con i suoi studenti).

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ESCRITO EN EL AIRE

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Has perdido todo

por ganar un mundo

donde cabe el infinito olvido

y también la llave azul del río

donde incluso cabe

eso que has perdido

por ganar un mundo.

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La Paz diciembre 25 de 2011

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SCRITTO NELL’ARIA

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Tutto hai perduto

per guadagnare un mondo

che contiene l’oblio infinito

e la chiave azzurra di un fiume

che contiene perfino

quel che hai perduto

per guadagnare un mondo.

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Traduzione di Claudio Cinti

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Comunicato Stampa

 

Mercoledì 13 giugno, ai Chiostri di Santa Corona,

 l’ultimo appuntamento con la poesia internazionale

per la rassegna promossa dal Comune di Vicenza e da Intesa Sanpaolo

VICENZA: TRA REALTA’ E SUGGESTIONE,

JESÚS URZAGASTI CHIUDE L’EDIZIONE 2012

DI DIRE POESIA  

Introducono Claudio Cinti e Fernando Marchiori.

L’incontro è in collaborazione con Libriamo2012

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(Vicenza – 11.06.2012) – Chiude con uno dei massimi scrittori boliviani viventi, l’edizione 2012 di Dire Poesia: sarà infatti Jesús Urzagasti l’ultimo ospite della rassegna proposta dal Comune di Vicenza e da Intesa Sanpaolo. L’appuntamento, realizzato in collaborazione con Libriamo, è programmato per mercoledì 13 giugno (ore 18) ai Chiostri di Santa Corona a Vicenza. L’incontro sarà introdotto dal poeta, editore e traduttore Claudio Cinti e dallo studioso e scrittore Fernando Marchiori. Claudio Cinti, insieme a Silvia Raccampo (che non potrà essere presente), ha tradotto e curato l’edizione italiana di quasi tutta la poesia dell’autore, confluita nella recentissima antologia L’albero della tribù (Il Ponte del Sale, 2012).

La scrittura di Jesús Urzagasti vive delle suggestioni della letteratura sudamericana: “Urzagasti – spiega il curatore di Dire Poesia, Stefano Strazzabosco – mescola sapientemente l’osservazione precisa della realtà con il lievito della visionarietà più suggestiva; nei suoi libri, che siano in prosa o in versi, si aggira sempre lo spirito delle culture preispaniche, combinato con tecniche letterarie sofisticate e affascinanti. L’effetto è quello di uno spaesamento salutare: non fuori, ma dentro la realtà più profonda e sotterranea dell’essere umano e, specialmente, della storia frantumata dell’America latina”. (altro…)

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Pubblichiamo questa notevole conversazione tra Jesús Urzagasti e Claudio Cinti, per gentile concessione di quest’ultimo.

Il grande poeta e scrittore boliviano concluderà l’edizione 2012 di Dire poesia il 13 giugno, ai Chiostri di Santa Corona (ore 18.00). L’incontro è in collaborazione con il festival letterario Libriamo.

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Jesùs Urzagasti

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Il silenzio dello straniero

Conversazione con Jesús Urzagasti

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CLAUDIO CINTI Mio caro Jesús, vorrei ricordare il grande poeta argentino Edgar Bayley, protagonista del tuo romanzo Dalla finestra al parco. In molte pagine di Bayley ricorre il suo “perché sì” al mondo e alla “allegria della vita”. Ha qualcosa a che vedere con la tua opera letteraria?

JESÚS URZAGASTI Quel “perché sì” ha molte punte e dice molte cose, come succede con tutto ciò che è essenziale. A me basta sapere che l’enigmatico “perché sì” ha origine laddove finisce il ragionamento e inizia la certezza del corpo.

C.C. La tua poesia, come il lettore italiano si renderà conto, ha poco in comune con il mistico e l’irrazionale. D’altra parte, è dominata da cose, persone reali e immagini. (altro…)

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Mercoledì 6 aprile, alle 18.00, Palazzo Leoni Montanari ospiterà il poeta francese Jacques Roubaud e il matematico Piergiorgio Odifreddi, che converseranno sui rapporti tra matematica e poesia. Ma naturalmente ci sarà spazio anche per la lettura di poesie di Roubaud, soprattutto quelle edite nella plaquette 7 Sardinosauri (a cura di Eliana Vicari. Disegni originali di Luca Buvoli, Sinopia, Venezia 2011), che sarà messa in vendita per l’occasione. A introdurre e tradurre Jacques Roubaud interverrà la francesista Eliana Vicari.

Cominciamo col presentare le figure di questi due grandi protagonisti del nostro tempo.

 Jacques Roubaud, matematico, poeta, romanziere, saggista e traduttore  francese, è nato nel 1932 a Caluire-et-Cuire (dipartimento del Rodano). Dal 1966 è membro dell’OuLiPo (“Ouvroir de Littérature Potentielle”), gruppo fondato nel 1960 da Raymond Queneau e François Le Lionnais, cui hanno partecipato, tra gli altri, anche Georges Perec e Italo Calvino. Versione italiana ne è l’ OpLePo (“Opificio di Letteratura Potenziale”), presieduto da Edoardo Sanguineti fino alla sua scomparsa nel 2010. Il progetto oulipiano è caratterizzato dalla ricerca di nuove strutture e schemi, soprattutto  modelli matematici, per la composizione di testi letterari (scrittura “sotto costrizioni”).  Roubaud ha dato  un’esemplare dimostrazione del potenziale creativo che si sprigiona dalla compenetrazione tra matematica e letteratura: ha studiato la prima con i bourbakisti, quali Laurent Schwartz, Claude Chevalley e Alexandr Groethendieck, e ha praticato la seconda in innumerevoli opere.

Ha conseguito un “doctorat d’État” in Matematica e ha insegnato all’Università Paris X e all’Università di Rennes. Ha ottenuto anche un “doctorat d’État” in Letteratura francese sotto la direzione di Yves Bonnefoy. Nel 1970, con Jean-Pierre Faye,  ha fondato la rivista Change in contrapposizione a Tel Quel, e nel 1981, con Paulo Braffort,  ha fondato l’ALAMO (“Atelier de Littérature Assistée par les Mathématiques et les Ordinateurs”). Fino al 2001 è stato il direttore dell’EHESS (École des Hautes Etudes En Sciences Sociales). Insegna poesia all’European Graduate School di Saas-Fee (Svizzera).

Nel 1961 ha pubblicato Epsilon (Gallimard, Parigi), una sequenza poetica contenente 361 variazioni della forma metrica del sonetto ed organizzata come una partita di “Go”, il gioco giapponese che ha contribuito a diffondere in Francia con il volume Petit Traité invitant à la découverte de l’art subtil du Go (in collaborazione con Pierre Lusson e Georges Perec, Bourgois, Parigi 1969).
In campo poetico uno dei risultati più alti raggiunti da Roubaud è rappresentato dalla raccolta Quelque chose noir, lamento in morte della moglie (Gallimard, Parigi 1986; Prix France Culture nello stesso anno).

La sua opera più famosa è il ciclo di “pseudoromanzi” che ha come protagonista la figura di Hortense. Dei sei volumi previsti, ne sono stati editi tre: La Belle Hortense, L’Enlèvement d’Hortense, usciti per Ramsay (Parigi 1985 e 1987), e L’Exil d’Hortense (Seghers, Parigi 1990). In italiano, sono stati pubblicati dalla Feltrinelli di Milano Il Rapimento di Ortensia (traduzione di Stefano Benni, 1988) e La bella Ortensia (traduzione di Eliana Vicari, 1989), mentre in occasione di Dire poesia 2011 le edizioni Sinopia di Venezia hanno pubblicato la plaquette di Jacques Roubaud e Olivier Salon, 7 Sardinosauri (a cura di Eliana Vicari. Disegni originali di Luca Buvoli).

Il suo lavoro narrativo più importante è il grande ciclo di prosa autobiografica, definito “Projet”, articolato in sei opere uscite presso le Éditions du Seuil di Parigi: Le Grand Incendie de Londres (1989, libro che dà il titolo all’intero ciclo), La boucle (1993), Mathématique (1997, prima parte del terzo libro), Poésie (2000), La Bibliothèque de Warburg (2002), Impératif catégorique (2008, seconda parte del terzo libro) e, infine, La dissolution (2008).

Tra i numerosi premi assegnati all’autore, si ricordano il Grand Prix National de la Poésie du Ministère de la Culture (1990) e il Grand Prix de Littérature Paul-Morand de l’Académie Française (2008), entrambi per l’insieme della sua opera.

Piergiorgio Odifreddi, nato a Cuneo nel 1950, è un matematico, logico e saggista italiano. I suoi scritti, oltre che di matematica, si occupano principalmente di divulgazione scientifica, storia della scienza, filosofia, politica, religione. Ha studiato Matematica all’Università di Torino, laureandosi in Logica. Si è poi specializzato nella stessa materia negli Stati Uniti (Università dell’Illinois a Urbana-Champaign e Università della California, Los Angeles) e nella ex Unione Sovietica (Università di Novosibirsk). Ha insegnato Logica presso l’Università di Torino, è stato visiting professor presso la Cornell University, dove ha collaborato con Anil Nerode, Richard Platek e Richard Shore. È anche stato visiting professor presso l’Università di Monash di Melbourne, l’Academia Sinica di Pechino, l’Università di Nanjing, l’Università di Buenos Aires e l’Italian Academy della Columbia University.  Si è occupato specialmente di Teoria della calcolabilità, che studia limiti e potenzialità dei computer. In tal campo ha pubblicato uno studio in due volumi che è diventato un testo di riferimento sull’argomento (Classical Recursion Theory, North Holland Elsevier, Amsterdam 1989 e 1999). Altri suoi testi tecnici sono Divertimento geometrico. Da Euclide a Hilbert (Bollati Boringhieri, Torino 2003), La matematica del Novecento. Dagli insiemi alla complessità (2000) e Il diavolo in cattedra. La logica matematica da Aristotele a Gödel (2003), editi da Einaudi di Torino, e Penna, pennello, bacchetta. Le tre invidie del matematico (Laterza, Roma-Bari 2005). Oltre alla ricerca accademica, da una quindicina d’anni ha intrapreso una fortunata attività divulgativa, iniziata con collaborazioni a vari giornali e riviste (attualmente: “La Repubblica”, “L’Espresso” e “Le Scienze”). La maggior parte di questa produzione giornalistica è stata finora raccolta in quattro libri: Il computer di Dio (2000) e La repubblica dei numeri (2002), editi da Raffaello Cortina di Milano, Il matematico impertinente (Longanesi, Milano 2005 e 2008), La scienza espresso. Note brevi, semibrevi e minime per una biblioteca scientifica universale (Einaudi, Torino 2006). Da una decina d’anni ha anche iniziato una nutrita produzione letteraria, con saggi di vario genere che mirano a mostrare la pervasività della scienza in generale, e della matematica in particolare, nella cultura umanistica: soprattutto in letteratura (Odifreddi è membro dell’Oplepo, “Opifico di Letteratura Potenziale”), musica e pittura, ma anche in filosofia e nella teologia. La sua produzione in quest’ultimo campo ha riscosso particolare attenzione per gli aspetti critici nei confronti della religione. Ha pubblicato i seguenti libri divulgativi: C’era una volta un paradosso. Storie di illusioni e verità rovesciate (Einaudi, 2001),  Le menzogne di Ulisse. L’avventura della logica da Parmenide ad Amartya Sen (Longanesi, 2004), In principio era Darwin. La vita, il pensiero, il dibattito sull’evoluzionismo (Longanesi, 2009), Hai vinto, Galileo!. La vita, il pensiero, il dibattito su scienza e fede (Mondadori, Milano 2009). I suoi saggi sulla religione, che hanno sollevato molte polemiche, sono: Il Vangelo secondo la Scienza. Le religioni alla prova del nove (Einaudi, 1999), Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) (Longanesi, 2007), La Via Lattea. Un ateo impenitente e un cattolico dubbioso in cammino verso Santiago de Compostela (con Sergio Valzania, e con la partecipazione di Franco Cardini, Longanesi, 2008). Odifreddi ama anche intervistare i protagonisti della scienza e della matematica, e 50 colloqui con vincitori del Premio Nobel o della Medaglia Fields sono stati raccolti in Incontri con menti straordinarie (Longanesi, 2006). Altri libri di  interviste sono  Idee per diventare matematico (a cura di Lisa Vozza,  Zanichelli, Bologna 2005) e Perché Dio non esiste. Claudio Sabelli Fioretti intervista Piergiorgio Odifreddi  (Aliberti, Reggio Emilia 2010). Tra il 2007 e il 2009 ha organizzato tre Festival della Matematica all’Auditorium di Roma, ai quali è dedicato il volume  Il club dei matematici solitari del prof. Odifreddi (a cura dell’autore, Mondadori, 2009). Innumerevoli sono le sue partecipazioni a trasmissioni radiofoniche e le sue apparizioni televisive nei programmi culturali più svariati, e numerosi sono i premi che gli sono stati assegnati.

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