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Comunicato Stampa

 

 

Mercoledì 24 aprile, all’Odeo del Teatro Olimpico, la rassegna promossa da Comune di Vicenza – Assessorato alla Cultura e Intesa Sanpaolo ospita il poliedrico artista sudcoreano,  una delle figure più conosciute e stimate a livello internazionale

DIRE POESIA, A VICENZA IL CANDIDATO

AL NOBEL PER LA LETTERATURA KO UN

Poeta, saggista, narratore, traduttore, pittore, personalità di grande levatura

civile e morale, e fautore della riunificazione delle due Coree, Ko Un verrà introdotto dalla docente e traduttrice Vincenza D’Urso

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(Vicenza – 12.04.2013)  –  Una personalità poliedrica, poeta, scrittore, saggista, autore teatrale, narratore, traduttore, critico letterario e pittore, ma anche uomo di grande valenza storico-politica, legato al movimento per la riunificazione delle due Coree, alla battaglia per la democratizzazione del paese e alla difesa dei diritti umani: il sudcoreano Ko Un sarà l’ospite d’eccezione, mercoledì 24 aprile (ore 18.00) all’Odeo del Teatro Olimpico di Vicenza, del quarto appuntamento di Dire poesia 2013, il mosaico di incontri con i nomi di spicco della poesia nazionale e internazionale contemporanea promosso dal Comune di Vicenza – Assessorato alla Cultura e Intesa Sanpaolo.

Più volte candidato per il suo paese al Premio Nobel per la Letteratura, ex monaco e priore buddista, ex prigioniero politico in più occasioni, l’ottantenne Ko Un è una delle voci più importanti della Corea contemporanea e figura stimata a livello internazionale, come dimostra l’invito, nel 2000, a declamare i suoi versi a New York in occasione del Millennium World Peace Summit of Religious and Spiritual Leaders davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Versi che Ko Un reciterà per il pubblico vicentino mercoledì 24 aprile, scegliendoli da una produzione vastissima. L’artista sudcoreano ha cantato di moltissimi temi, iniziando nei primi anni ‘50 con liriche contrassegnate da una forte manifestazione sensuale di intensità verbale. Molto spesso, le sue poesie sono ispirate dalla visione di scorci di paesaggi, immerse in ricordi fugaci. La sua più straordinaria impresa poetica ad oggi è il Maninbo (Ten Thousand Lives, ovvero Diecimila vite), serie giunta al volume 23, nella quale Ko Un rievoca ogni persona da lui conosciuta o incontrata nel corso delle sue conferenze.

I suoi versi colpiscono immediatamente chi ha il piacere di leggerli o ascoltarli: i significati del vivere – il tempo, l’amore, la nascita, la morte, la natura – diventano il ritmo e al contempo l’eco del fluire esistenziale, il linguaggio diviene la sorgente del significato, che si manifesta prima dell’atto stesso della parola.

L’appuntamento di mercoledì 24 aprile è in collaborazione con il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati dell’Università Ca’ Foscari e il King Sejong Institute di Venezia. Ko Un verrà introdotto da Vincenza D’Urso, traduttrice e docente di Lingua e Letteratura coreana a Ca’ Foscari.

Dire poesia 2013 è un progetto del Comune di Vicenza – Assessorato alla Cultura e Intesa Sanpaolo, in collaborazione con il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati e il Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e con L’Officina arte contemporanea di Vicenza, per la cura di Stefano Strazzabosco.

 

L’ingresso a tutti gli appuntamenti di Dire poesia è libero, fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Per ogni appuntamento, l’artista Giovanni Turria de L’Officina Arte Contemporanea stamperà una plaquette numerata con un inedito dei poeti, da distribuire  gratuitamente al pubblico. 

Nei luoghi delle letture saranno inoltre disponibili i libri degli autori ospiti di Dire poesia.

Per informazioni:

Assessorato alla cultura del Comune di Vicenza tel. 0444.222101

Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari tel. 800.578875

Blog > https://direpoesia.wordpress.com/

www.comune.vicenza.itwww.palazzomontanari.com

 

 

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Informazioni per la stampa e accrediti:

Ufficio Stampa > CHARTA BUREAU

Antonio Tosi 349.5384153 – ufficiostampa@charta-bureau.it

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Charta Bureau, che su incarico degli enti patrocinatori e finanziatori ha lavorato come ufficio stampa di dire poesia per tutta la durata della rassegna, ha emesso l’ultimo cs (=comunicato stampa). Lo pubblichiamo anche noi, ringraziando in modo particolare Marianna.

Prima di congedarci, ringraziamo tutti i protagonisti di quest’anno: Umberto Fiori, Andrea Afribo, George Elliott Clarke, Marco Fazzini, Bruno Censori, Gionni Di Clemente, Paul Polansky, Roberto Nassi, Natalia Molebatsi, Simone Serafini, Pino Ninfa, Anna Maria Farabbi, Marco Munaro, Rossano Emili, Angelo Lazzeri, Manuel Alegre, Sandra Bagno, Mario e Alba Meléndez, Carlo Presotto, Igi Meggiorin, Martina Pittarello, Romina Elia, Valeria Mancini, Mara Seveglievich, Tommaso Righetto, Pietro Rossi, Luigi Tecchio, Cristina Alziati, Andrea Longega, Jesùs e Sulma Urzagasti, Claudio Cinti, Fernando Marchiori.

Ringraziamo anche tutte le persone che hanno collaborato al progetto 2012 (Assessorato alla Cultura; Palazzo Leoni Montanari; Officina; Pantarhei; Università di Venezia e di Padova; Vicenza jazz; Festival Biblico; Libriamo); il pubblico che ha seguito gli incontri coi poeti, nei vari luoghi della rassegna, sopportando qualche contrattempo; chi ha letto e sbirciato il presente blog, che con quest’articolo torna nel buio da cui è emerso più di tre anni fa.

Allora, semplicemente: arrivederci e grazie.

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Comunicato Stampa

 

Una media di 150 presenze nel corso di dieci incontri distribuiti nell’arco di tre mesi: il Festival riconferma il suo successo

1500 PRESENZE E UN PUBBLICO

SEMPRE Più APPASSIONATO

PER L’EDIZIONE 2012 DI DIRE POESIA

Particolare apprezzamento per il concerto poetico di Natalia Molebatsi e per il Poetry slam, la gara di poesia orale. Il progetto è promosso dal Comune di Vicenza e da Intesa Sanpaolo

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(Vicenza – 22.06.2012)  – Dieci appuntamenti distribuiti nell’arco di tre mesi con oltre 1500 presenze e un crescente numero di giovani spettatori: si chiude con soddisfazione Dire Poesia 2012, la rassegna proposta dal Comune di Vicenza e da Intesa Sanpaolo e curata da Stefano Strazzabosco che, dallo scorso 21 marzo e fino al 13 giugno, ha portato in città le voci della poesia contemporanea internazionale.

Gli incontri, frequentati da una media di circa 150 persone – con punte che hanno toccato i 200 spettatori in occasione della performance di Natalia Molebatsi – hanno confermato l’esistenza di un pubblico che, a Vicenza, segue con passione la poesia, declinata in tutte le sue forme ed espressioni. Anche la rete fornisce dati incoraggianti: il blog della rassegna, https://direpoesia.wordpress.com, ha ricevuto circa 12.000 visite provenienti sia dall’Italia che dal resto del mondo.

Un bilancio positivo, dunque, che conferma i risultati delle precedenti edizioni e che, spiegano gli organizzatori, “avvalora Dire Poesia come una delle rassegne poetiche di livello più alto in tutto il panorama nazionale: con l’importante differenza di non essere concentrata in pochi giorni, bensì di attraversare l’intera primavera, permettendo al pubblico di godere delle differenti voci con la necessaria attenzione”.

I luoghi d’arte di Vicenza – Palazzo Leoni Montanari, il Ridotto del Teatro Comunale, Palazzo Trissino, Palazzo del Monte, la Loggia del Capitaniato, l’Officina Arte Contemporanea e i Chiostri di Santa Corona – sono stati palcoscenico degli incontri che hanno visto protagonisti autori come Umberto Fiori, Paul Polansky, Manuel Alegre, Mario Meléndez, Cristina Alziati e Andrea Longega, e Jesús Urzagasti, che si sono espressi attorno al filo rosso della rassegna, dedicata al rapporto tra poesia e storia,

Le collaborazioni con altri festival o istituzioni, dal Festival New Conversations Vicenza Jazz al Festival Biblico, hanno permesso inoltre di proporre eventi originali come la performance di George Elliott Clarke con i chitarristi Bruno Censori e Gionni Di Clemente; la lettura di Anna Maria Farabbi accompagnata dalle note dei musicisti Rossano Emili (sax baritono, clarinetto) e Angelo Lazzeri (chitarra) – una performance inedita, questa, pensata appositamente per Dire Poesia e Vicenza Jazz; e il “concerto poetico” di Natalia Molebatsi con il contrabbasso di Simone Serafini e l’accompagnamento vocale dell’intero pubblico chiamato a unirsi alla performance.

Di speciale interesse per l’edizione 2012 è stato inoltre lo svolgimento del Poetry slam, nel quale cinque concorrenti si sono misurati tra loro a suon di versi, riscuotendo la simpatia e l’apprezzamento del pubblico presente. Si è trattato della prima edizione assoluta di questo tipo di gara a Vicenza e, “visti i risultati, è facile immaginare che non sarà l’ultima”, commenta Stefano Strazzabosco.

Nel corso di tutta l’edizione 2012, infine, i torchi a caratteri mobili di Giovanni Turria hanno stampato i fogli con gli inediti dei poeti ospiti e i cartigli da distribuiti nei bar del centro come accompagnamento al caffè: opere confluite nella mostra “Sotto torchio: le carte di Dire Poesia”, che ha raccolto a Casa Cogollo tutte le plaquettes stampate per la rassegna in quattro anni di incontri, dal 2009 a oggi.

“Si è da poco conclusa l’edizione 2012 di Dire Poesia, che ha rinnovato la magia dell’incontro tra autori e lettori di poesie, richiamando attorno a sé tanti appassionati e semplici curiosi di un genere che forse, grazie anche a iniziative come questa, sta diventando sempre meno un prodotto di nicchia, confinato nelle Accademie, per aprirsi a un pubblico sempre più eterogeneo, trasversale – commenta l’Assessore alla cultura Francesca Lazzari –. Le proposte di quest’edizione di Dire Poesia, a partire dalla scelta del tema della rassegna – quest’anno dedicata al rapporto tra poesia e storia -, così come le numerose collaborazioni con festival e istituzioni di spicco, la novità assoluta per Vicenza del Poetry slam che ha allargato la manifestazione a un pubblico giovane, ma anche e soprattutto le suggestive contaminazioni fra poesia/musica/fotografia che ne hanno impreziosito il programma, confermano ancora una volta la volontà, da parte dell’Assessorato che rappresento, di promuovere il dialogo tra le arti, dando voce al contempo alla bellezza e ai temi dell’impegno civile”.

“Siamo lieti di avere promosso anche quest’anno insieme all’amministrazione comunale una iniziativa che è diventata un appuntamento atteso dalla cittadinanza e da appassionati di poesia di varie provenienze – ha sottolineato Andrea Massari, responsabile del settore Beni Archeologici e Storico-Artistici di Intesa Sanpaolo – Fin dalla prima edizione nel 2009 il nostro istituto, rappresentato a Vicenza dalle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, ha creduto in questo progetto attraverso le persone che lo hanno voluto, ideato e realizzato, in particolare l’allora responsabile culturale di Intesa Sanpaolo Fatima Terzo. Questa rassegna è frutto della collaborazione e dell’impegno di molti, e ci fa piacere che ogni anno riproponga formule di successo, come il prezioso contributo del “Fare poesia” dell’Officina Arte Contemporanea, così come dia vita a novità, come l’apertura a nuove fasce di pubblico attraverso il concorso di poesia che ha visto la partecipazione attiva e appassionata dei giovani”.

“La poesia ci permette di immaginare realtà diverse senza dimenticarci del presente – conclude Strazzabosco -; ci regala la possibilità di sentire le voci segrete che toccano il cuore e il cervello di ognuno; ci ricorda che nessuno è solo, ma siamo tutti parte di uno stesso mondo in cui il grande e il piccolo, il vicino e il lontano sono visioni complementari di una stessa realtà, un paesaggio di parole che ha principio e fine negli strati più fertili e profondi della nostra natura”.

Il progetto Dire Poesia 2012 è promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Vicenza e da Intesa Sanpaolo, con la direzione artistica di Stefano Strazzabosco. L’edizione 2012 della rassegna si avvale delle collaborazioni con il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati dell’Università Ca’ Foscari di Venezia; con il Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari dell’Università di Padova e l’Instituto Camões; con il Festival Biblico; con Vicenza Jazz; con il festival “Libriamo”; con l’Officina arte contemporanea di Vicenza.

 

Informazioni:

Assessorato alla cultura del Comune di Vicenza tel. 0444 222101

Gallerie d’Italia, Palazzo Leoni Montanari tel. 800.578875

Blog > https://direpoesia.wordpress.com/

www.comune.vicenza.it – www.palazzomontanari.com

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Informazioni per la stampa e accrediti:

Ufficio Stampa > CHARTA BUREAU tel 0415128217

Marianna Sassano 347.8744361– studio@charta-bureau.it

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Pubblichiamo anche uno dei testi letti allo slam dalla seconda classificata, Mara Seveglievich.

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LE RAGIONI DEL CUORE

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Le ragioni del cuore rosso cinabro glossy

sulle briciole del pane

secco dei miei capelli salepepe

si affollano come pettirossi,

ma scambiano il cuore

con la mente, becchettano e strappano

a sangue, a croste di pelle secca i fili

luccicanti della ragione.

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I palpiti della mente, le pulsazioni

blu ciano squassano il muscolo sbagliato,

che sobbalza e strilla emozioni

e imploso si contrae lasciando un rivolo di sangue

glauco, slavato e spento e spanto sul piatto

d’argento che regge la testa del Battista,

il tavolo anatomico apparecchiato e sparecchiato della

casa/morgue.

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Il corpo comprime l’affanno e ammaestra

la ridda delle sinapsi

tremulo incedendo nella carne stanca, nella febbre rapsodica delle mani

che non sanno più scrivere,

solo lasciare tracce di senso incerte su fogli nudi. Incolpevoli.

Ma va, crolla e tracolla, s’incaglia e risolleva spavaldo e protervo

anno dopo anno,

tailleur dopo tailleur,

trucco dopo trucco,

tacco dopo tacco,

nella danza elegante della guerra, di attacco e di trincea,

di accordi bizantini sottobanco.

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Così come in tutte le guerre,

quando naufraghi, reduci, profughi, esuli e relitti

trovano pace in fondo nella luna della sera

semibuia e fresca e garantita d’argento per l’eternità (pratico il dubbio),

nel vuoto che c’invade finalmente

e niente esiste più se non lo sbaffo nei

cuori rosa mat

(da ripassare ogni tanto, meglio tenere in borsetta o nella tasca

interna della giacca – sul cuore – un rossetto)

degli altri, i viaggiatori della vita.

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2 giugno 2012

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Nei prossimi giorni in questo blog crepiteranno ancora dei fuocherelli: per ricordare i poeti che sono stati ospiti a Vicenza, e per ringraziare tutti gli incauti avventori (ieri 109, oggi più di 80) che ci visitano.
Poi, la brace coverà sotto la cenere per un po’, bronsa cuerta.

Cominciamo segnalando la recensione che la rivista TIME, nel numero in edicola questa settimana, dedica all’ultimo libro di Yang Lian tradotto in inglese, Lee Valley Poems.
Se non andate a Londra, potete leggerla qui.

p.s. sabato 15 maggio, alle 18.00, la libreria Mondadori di Contrà Pusterla 14, a Vicenza, ospiterà la presentazione del libro di Alessandra Conte Breviario di novembre (Raffaelli Editore; premio Gozzano 2009). Sarà presente l’Autrice.

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Oggi “Il Giornale di Vicenza” ha pubblicato una parte delle domande che Fabio Giaretta ha rivolto a Yang Lian la sera del 10 maggio, dopo la sua lettura a Palazzo Chiericati. Come al solito, per concessione dell’autore e per comodità dei lettori, riportiamo l’intervista anche qui:

Se volessimo giudicare lo stato di salute della poesia dall’afflusso di pubblico a Dire poesia 2010, la diagnosi apparirebbe chiara: essa mostra senz’altro una grande vitalità. Anche Yang Lian, ospite di lusso dell’appuntamento che ha chiuso a Palazzo Chiericati questa interessante rassegna poetica, si è visibilmente stupito di trovare davanti a sé una sala gremita di gente. “Ho quasi la sensazione – ha esclamato – che Londra e Pechino siano delle città così piccole…” Ed ha poi continuato: “Se sono qui è per provarvi che la tradizione della poesia cinese è ancora viva”.
Dopo l’esauriente presentazione di Marta Nori, insegnante di cinese al liceo Pigafetta, Yang Lian ha letto in cinese diverse sue poesie, tra cui La tomba dei saggi, un inedito stampato per l’occasione da L’Officina arte contemporanea, che sono poi state recitate in italiano dalle intense Martina Pittarello e Valentina Brusaferro.
Alla fine dell’incontro, abbiamo intervistato Yang Lian con la preziosa collaborazione, in veste di interprete, di Marta Nori che ringraziamo.

È vero che uno degli eventi che l’ha spinta a scrivere poesie è stata la morte di sua madre?
È vero. Mia madre è morta nel 1976. Io ero nelle campagne cinesi per la rieducazione a cui erano sottoposti tutti gli intellettuali. Prima della sua morte avevo scritto qualcosa, ma era tutto un po’ romantico e semplice, non avevo capito che la poesia nasceva dalla parte più profonda di me. Dopo la sua morte in me si è creata una sensazione di vuoto, anche perché ero solo, non c’era nessuno vicino con cui potessi sfogarmi. La poesia è diventata così l’unico modo di esprimermi, non solo per me, ma in qualche modo anche per parlare a mia madre. Quest’ultima sensazione segretamente è sempre con me. Mia madre ha fatto iniziare la mia carriera di poeta, però non ha mai letto niente di quello che ho scritto.

Lei e molti altri nuovi poeti cinesi siete stati accusati di praticare una poesia “menglong”, cioè oscura. Come mai vi venne data questa etichetta denigratoria?
Prima di tutto per me poesia oscura non è un nome corretto ed è nato perché la gente voleva criticarci in quanto non riusciva a capire quello che volevamo dire. Dal mio punto di vista la poesia oscura è stato il primo momento in cui abbiamo iniziato a ripulire la lingua dopo la rivoluzione culturale. Ci siamo sbarazzati di tutti quei paroloni come socialismo, comunismo, e siamo tornati un po’ alla volta alla lingua tradizionale o alla tradizione della lingua. Abbiamo parlato di morte, di vita, di sole, di luna, di dolore, però in un modo moderno, per esprimere i nostri sentimenti. Quindi siamo andati incontro alla lingua tradizionale per esprimere però una situazione attuale. Abbiamo espresso i nostri sentimenti nella nostra propria lingua, cioè nella lingua individuale di ciascuno di noi, quindi molto diversa da quella lingua di propaganda che aveva caratterizzato la Cina.

Qual è il suo rapporto con la poesia cinese classica?
Io scrivo in cinese, una lingua che è cambiata moltissimo. Amo la poesia classica cinese ma non c’è modo di copiarla. Quello che posso fare è pormi delle domande e porre delle domande anche alla lingua, le più profonde possibili. Quindi, da un punto di vista filosofico, la mia poesia serve ad esprimere la situazione dell’uomo. La poesia ha a che fare con la nostra vita. Anche se scrivo questa poesia, chiamiamola moderna, gli antichi poeti classici sono sempre dietro di me e mi guardano. Quando compongo una poesia devo anche chiedermi cosa penserebbero loro. Direi che la mia poesia è come una domanda moderna per rispondere alla quale devo raccogliere elementi da ogni direzione per essere creativo.

Il verso finale della poesia 1989 dedicata al massacro di Tian’an Men recita: “Questo senza dubbio è un anno perfettamente ordinario”. È uno strano verso considerando la portata dell’evento…
Quando accadde il massacro di piazza Tian’an Men tutti eravamo scioccati e increduli. Allora mi è sorta questa domanda: Dov’è la nostra memoria per tutti i morti che ci sono stati prima di questo evento, tutti i morti per esempio della rivoluzione culturale? Sembrava che fosse la prima volta che vedevamo dei morti. Se le nostre lacrime servono solo per lavarci la memoria, allora chi è che può garantire che non succeda un’altra Tian’an Men?

In Omaggio alla poesia lei scrive: “Sono un poeta / se voglio che la rosa sbocci sboccerà / la libertà tornerà”. Da questi versi emerge una grande fiducia nella poesia…
Quando ho scritto questa poesia ero molto giovane, quindi è un po’ romantica. Però a distanza di trent’anni la mia fede nella poesia è diventata più profonda e più forte. Penso che questo mondo globale stia diventando una globalità di cinismo e di egoismo in cui domina l’unione del potere e dei soldi globali. Anche se la poesia non viene rifiutata da questo potere e da questi soldi, tuttavia è la poesia a rifiutare loro. La poesia è la libertà del pensiero e della parola. La poesia è il luogo in cui possiamo opporre la nostra resistenza etica.

di Fabio Giaretta

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Almeno 150 persone hanno affollato, ieri, le sale al piano terra di Palazzo Chiericati, dove Yang Lian ha letto in un musicalissimo cinese alcune sue poesie, mentre Valentina Brusaferro e Martina Pittarello ne rendevano la bellezza in italiano, e Marta Nori introduceva e traduceva dall’inglese le parole che il poeta ha premesso ai suoi testi e quelle con cui ha risposto alle domande del pubblico.

Dire poesia si è conclusa nel migliore dei modi, “quadrando” il cerchio aperto da Titos Patrikios, grande amico di Yang Lian: tra l’altro, entrambi hanno sofferto l’esilio, e l’inedito di Yang Lian distribuito al pubblico è ambientato, curiosamente, proprio in un villaggio greco.

Tra il pubblico erano presenti anche molti studenti di cinese del Liceo “Pigafetta”, che prima dell’incontro hanno rivolto al poeta alcune domande, cui Yang Lian ha risposto con la consueta profonda intelligenza.
All’inizio dell’incontro Yang Lian, stupito per la grande affluenza, ha detto che per uguagliare il pubblico di Vicenza bisognerebbe mettere insieme quelli di Londra e di Beijing. Al di là della battuta, ci pare bello sottolineare che tutti i poeti ospiti di Dire poesia hanno espresso meraviglia per la quantità e la qualità del pubblico vicentino, aggiungendo che nemmeno nelle grandi città è consueto trovare delle sale così gremite di persone, attente, partecipi e affettuose, riunite per ascoltare dei versi.

Intanto sul Giornale di Vicenza di ieri è stata pubblicata una bella intervista a Patrizia Valduga: per comodità, e per gentile concessione di Fabio Giaretta, estensore dell’articolo, la pubblichiamo anche qui:

Patrizia Valduga è intrisa di poesia. Insieme al sangue, nelle sue vene, scorrono versi. Versi che la sua voce sa trasformare in un canto straziato e viscerale, dotato di una forza ammaliatrice e incantatoria che ha stregato le numerosissime persone intervenute all’ottavo incontro di Dire poesia per ascoltarla. La Valduga, introdotta dalla puntuale presentazione di Fabio Magro, autore di un’importante monografia su Giovanni Raboni, ha recitato a memoria diversi testi di autori da lei sommamente amati, come Pascoli e Petrarca, ma ha anche offerto un’emozionante antologia dei suoi versi che ha attraversato le principali forme metriche da lei affrontate. La poetessa ha poi chiuso l’incontro recitando, con commosso trasporto, le intense Canzonette mortali che Raboni, uno dei più grandi poeti del Novecento, morto nel 2004, le ha dedicato.

Lei ha condiviso 24 anni di vita e di poesia con Raboni. Può raccontarci com’è nato il vostro incontro? Che ricordo ha di lui?
Alle ore 14.30 del 23 gennaio del 1981 in via Fatebenefratelli 30 (arrivata in automobile da Belluno con un amico pellicciaio) ho suonato il campanello, ubriaca perché avevo paura. Raboni ha aperto la porta (camicia chiara, maglione girocollo nero, pantaloni beige di velluto a coste, desert boots color sabbia). Al suo “buongiorno” ho risposto: “Sono ubriaca e ho bisogno di pisciare”. Poi abbiamo parlato, mi ha voluto dare “La fossa di Cherubino”, ci ha scritto la dedica, mi sono inginocchiata per leggerla e mi ha baciata (direi alle 14.45).
Raboni è il mio maestro e il mio amore, è una struttura della mia mente, scorre nelle mie vene.

Nello scritto contenuto nella sua raccolta Lezione d’amore si legge: “Scrivere è esposizione rituale alla morte, per vincere, per un istante, la paura della morte”. La morte, in effetti, è fortemente presente nei suoi versi…
Non ce la metto io con intenzione, viene fuori da sola. Sono così ipocondriaca e piena di attacchi di panico, che passerei volentieri ad altro.

Per quale ragione ha imparato e continua ad imparare così tanti versi a memoria?
Già a otto anni, pur non capendo nulla, ho imparato a memoria Davanti a San Guido che era nell’antologia di mia sorella più grande. So a memoria tanti versi perché mi servono contro le paure. Certo non funzionano sempre. Per esempio appena ho imparato a memoria L’ultimo sogno di Giovanni Prati ha avuto un effetto strepitoso. Ha fermato un attacco di panico in metropolitana, mi ha rasserenata, ma dopo due, tre applicazioni bisogna impararne un altro e poi un altro ancora. Per me la poesia, soprattutto degli altri, è un conforto.

Nei suoi testi, ha sempre rifiutato il verso libero, recuperando versi classici e forme chiuse. Come mai vi è in lei questa predilezione?
Amo anche i cosiddetti versi liberi, che – peraltro – liberi non sono mai per davvero; ma io non li so fare: se non ho una gabbia formale, non so quando andare a capo. Penso che, oltre alle sei funzioni indicate da Jakobson per la lingua, la poesia possieda anche una funzione erogena, produttrice di piacere. Questo piacere è dato dalla successione ordinata di suoni e di ritmi. Amo la forma chiusa perché mi dà più piacere di quella aperta.

L’aneddoto sulla nascita del suo primo sonetto è molto gustoso. Può raccontarcelo?
Il primo sonetto l’ho scritto per sedurre un professore dell’università Ca’ Foscari e ci sono riuscita. Però il piacere che ho provato nello scrivere il sonetto è stato di gran lunga superiore a quello che ho provato accoppiandomi con il professore. Con lui è finita subito, invece con la poesia è andata avanti.

Nella sua poesia l’erotismo ha un ruolo di primissimo piano. Come mai?
Chi gode non parla di sesso; sono i disgraziati come me, il cui piacere difficile col tempo finisce per diventare quasi impossibile, che si sfogano così. Una volta ho risposto in questo modo alla domanda “Perché scrivi”: per cavare un po’ di piacere dalla lingua quando non mi riesce di cavarlo altrove.

In Per una definizione di poesia lei dice però che se oggi le venisse fatta la domanda: Perché scrive, risponderebbe: Perché sono una persona religiosa. Cosa intende dire?
Non mi basta più il piacere sensuale di una successione ordinata di suoni e di ritmi. Ho bisogno di un senso più forte, di qualcosa che nutra la mente e non sia solo piacere che nutre l’udito. Per me la religiosità consiste nella fede nella parola come strumento di responsabilità morale.

Fabio Giaretta

P.S. A una nostra amica, frequentatrice degli incontri di Dire poesia, è stato sottratto il registratore digitale che aveva appoggiato sul tavolo dietro al quale sedeva Patrizia Valduga.
Se qualcuno lo rintracciasse, è pregato di lasciarlo nella portineria di Palazzo Leoni Montanari.
Errare humanum, perseverare diabolicum.

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Yang Lian è arrivato a Vicenza e oggi sarà regolarmente a Palazzo Chiericati.
Questo è l’ultimo appuntamento di Dire poesia 2010, ma nel blog pubblicheremo altri articoli e foto, e riceveremo volentieri i commenti di chi ci ha seguito dal 21 marzo a oggi.
Grazie a tutti, a presto.

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