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Posts Tagged ‘giovanni turria’

Questo è il secondo dei due fuori-programma annunciati.

Oggi, sabato 13 giugno alle 21, presso l’Officina di Vicenza (contra’ Carpagnon, 17), Valerio Magrelli leggerà dal suo ultimo libro di poesia, Il sangue amaro (Einaudi, Torino 2014), accompagnato dal sestetto di pedaline diretto da Giovanni Turria.

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Valerio Magrelli

Valerio Magrelli

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Nel corso della serata verrà anche ricordata la figura del tipografo ed editore veronese Alessandro Zanella (1955-2012). Saranno lo stesso Valerio Magrelli e Giuseppe Carollo a raccontare chi era e cosa ha fatto Alessandro, mentre per l’occasione la vedova e la figlia di Zanella porteranno a Vicenza la sua ultima opera, m2, ideata dallo stampatore ma realizzata postuma, in 80 esemplari. L’opera si compone di una xilografia di un metro quadrato di Marina Bindella, intelata e ripiegata come le carte geografiche dell’Ottocento, e contiene la poesia di Magrelli “Il Monte Buono”, ripresa poi ne Il sangue amaro col titolo: “Natale a Strasburgo, città natale di Gutenberg”.

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Alessandro Zanella

Alessandro Zanella

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L’ingresso è libero, fino all’esaurimento dei posti disponibili.

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Valerio Magrelli è nato a Roma nel 1957. Traduttore e saggista, è ordinario di Letteratura francese all’Università di Cassino. Ha pubblicato Ora serrata retinae (Feltrinelli, 1980), Nature e venature (Mondadori, 1987), Esercizi di tipologia (Mondadori, 1992). Le tre raccolte, arricchite da versi successivi, sono poi confluite nel volume Poesie (1980-1992) e altre poesie (Einaudi 1996). Sempre per Einaudi sono usciti Didascalie per la lettura di un giornale (1999), Disturbi del sistema binario (2006) e Il sangue amaro (2014). Fra i suoi lavori critici, Profilo del dada (Lucarini 1990, Laterza 2006), La casa del pensiero. Introduzione all’opera di Joseph Joubert (Pacini 1995, 2006), Vedersi vedersi. Modelli e circuiti visivi nell’opera di Paul Valéry (Einaudi 2002, L’Harmattan 2005) e Nero sonetto solubile. Dieci autori riscrivono una poesia di Baudelaire (Laterza 2010). Ha diretto per Einaudi la serie trilingue della collana «Scrittori tradotti da scrittori». Tra i suoi lavori in prosa: Nel condominio di carne (Einaudi 2003), La vicevita. Treni e viaggi in treno (Laterza 2009), Addio al calcio (Einaudi 2010), Il Sessantotto realizzato da Mediaset (Einaudi 2011), Geologia di un padre (Einaudi 2013). È fra gli autori di Scena padre (Einaudi 2013). Nel 2002 l’Accademia Nazionale dei Lincei gli ha attribuito il Premio Feltrinelli per la poesia italiana. Collabora alle pagine culturali di «Repubblica».

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Marina Bindella nasce a Perugia. Dopo la maturità classica, si laurea in Lettere (Storia dell’Arte) all’Università la Sapienza di Roma. Nel 1980 realizza la prima mostra personale. Nel 1986 si diploma in Incisione presso la Scuola delle Arti Ornamentali di S. Giacomo. Nel 1987, lavorando sulla tesi per la specializzazione universitaria, conosce Alina Kalczynska e Vanni Scheiwiller e studia l’incisione polacca, su cui scriverà in varie occasioni: comincia così una serie di pubblicazioni sui temi della grafica. Nella prima metà degli anni ’90 frequenta artisti significativi dell’area dell’astrazione, fra cui Guido Strazza, Carlo Lorenzetti, Enrico Della Torre, Giulia Napoleone, con i quali stabilisce rapporti di collaborazione, mentre il suo lavoro si concentra sulla xilografia. Partecipa alle più importanti rassegne internazionali di grafica, ottenendo vari premi e riconoscimenti.
Nel 1993 pubblica Il Poema della Montagna di Marina Cvetaeva con Il Buon Tempo di Milano, primo atto di una proficua e lunga collaborazione con Lucio Passerini. Del 1997 è la prima di una serie di mostre e delle due edizioni Schnitte e Ombre Rose Ombre di Ingeborg Bachmann, presso la galleria tedesca Monika Hoffmann, di Paderborn. Alla Sommer Akademie della stessa città tiene tre corsi di xilografia. Nel 1998 lo Städtisches Kunstmuseum Spendhaus di Reutlingen, il Rheinisches Landesmuseum di Bonn e la Sächsische Landesbibliothek di Dresda acquistano diverse xilografie; l’anno seguente la BNL di Roma acquista la matrice e la tiratura di un’incisione. Nel 1999 tiene una mostra di xilografie alla Biblioteca Sormani di Milano, con presentazione di Giovanni Accame e riceve il premio della giuria al XIV Premio Internazionale Biella per l’Incisione. Nel 2000 le viene assegnato il Premio della Triennale, alla III International Print Triennial del Cairo. Nasce da una prolungata collaborazione, anche editoriale, con Sergio Pandolfini la mostra di acquerelli, disegni a china e grafiche Marina Bindella, Partitura Inquieta, presso la galleria Il Bulino nel 2004, con presentazioni in catalogo di Guido Strazza e Giuseppe Appella. Per quest’occasione realizza le tecniche miste che accompagnano le poesie di Elio Pecora nel libro d’arte Per Isole e per Golfi. La collaborazione con le più importanti private presses italiane rappresenta un aspetto importante del suo lavoro nel corso degli anni: ricordiamo in particolare: Alta Marea, con una china per una poesia di Biancamaria Frabotta, EOS edizioni, Roma 2001; Terre Nere, con incisioni di Marina Bindella, Carlo Lorenzetti, Giulia Napoleone e Lucio Passerini per le poesie di Lea Canducci, L’Oleandro, Roma, 2001; Le foglie del decoro, con 2 xilografie per 6 poesie inedite di Jolanda Insana, I quaderni di Orfeo, Milano, 2007 e Per Isole e per Golfi III, una cartella realizzata con la galleria Il Salice di Locarno, presso la quale nel 2008 tiene una mostra. Nel 2006 Tiziana D’Acchille cura la doppia personale Strazza/Bindella-incisioni, alla Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, Ciampino (RM), con presentazioni di Rosalba Zuccaro e Claudio Zambianchi.
Nel 2007 il Gabinetto delle Stampe antiche e moderne di Alessandria acquisisce 15 xilografie, nel 2009 l’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma una donazione di 16 opere fra xilografie, chine e acquarelli e nel 2011 il Museo della Slesia di Katowice 2 xilografie. Nel 2009 pubblica con le edizioni Ampersand di Alessandro Zanella il volume Poesie Verticali, con 21 incisioni xilografiche per 14 poesie di Maria Luisa Spaziani. Nello stesso anno cura la mostra e il catalogo dell’intera produzione dell’editore-tipografo alla Biblioteca Vallicelliana di Roma. Nel 2010, nella stessa sede, cura la mostra delle edizioni Il Buon Tempo ed espone i nuovi lavori, olio e graffito su tavola, nella mostra Luce d’altura, alla galleria Ricerca d’Arte di Roma, con presentazioni in catalogo di Jolanda Nigro Covre e di Ilaria Schiaffini. Fra il 2012 e il 2013 realizza il libro La Stella lei lo sa, con una poesia di Patrizia Cavalli e m2, con una poesia di Valerio Magrelli, dedicato alla memoria di Alessandro Zanella. Nel 2013 viene inaugurata una sua installazione realizzata per la Sala Ristorazione del Policlinico di Tor Vergata, presentata in catalogo da Arianna Mercanti. Nello stesso anno tiene la mostra Corpi Celesti alla galleria Porta Latina, per la cura di Tiziana D’Acchille. Attualmente insegna Storia della Grafica nelle Accademie di Belle Arti e tiene corsi di perfezionamento in xilografia in Italia e all’estero. Vive e lavora a Roma.

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Ieri sera le sale della Villa Cordellina di Montecchio Maggiore risuonavano di splendide voci: quelle dei poeti venuti di persona a leggere i propri testi (Luciano Caniato, Luciano Cecchinel, Andrea Longega, Marco Munaro); quelle degli autori letti dai curatori dell’antologia, Maurizio Casagrande e Matteo Vercesi (Fernando Bandini, Luigi Bressan, Fabio Franzin, Nerina Noro, Romano Pascutto, Eugenio Tomiolo); quella di Patrizia Laquidara, che ha cantato tre pezzi in dialetto veneto dialogando alla perfezione coi testi dei poeti.

Pubblichiamo qualche immagine a ricordo dell’incontro. Le foto sono state scattate da Giovanni Turria e da Nicola D’Angelo, che ringraziamo.

Un altro resoconto della serata è leggibile qui.

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Qualche immagine di Armando nel cerchio di piombo.

Gli scatti sono di Luigi Bianco, che ringraziamo.

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cerchio

Più che un cerchio, un’ellisse. Con due fuochi. Nel primo le poesie in spagnolo, nell’altro le versioni in italiano. Intorno sei pedaline, i torchi tipografici più piccoli, manovrate da altrettante sudentesse del corso “Tecniche e Procedimenti di Stampa” dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. In mezzo al cerchio-ellisse, oltre ad Armando Romero, il pubblico. E la poesia, che da parola si trasforma in traccia d’inchiostro sulla carta. Gesto, movimento, pressione, suono (tra-trac), parola. Quasi un bagliore nero, ma sonoro.

La partitura per sestetto di pedaline e voce è diretta da Giovanni Turria, docente all’Accademia (oltre che a Urbino). Le poesie di Romero sono tratte da Il colore dell’Egeo (Sinopia, Venezia 2014) di cui Claudio Cinti, editore e poeta, può dire qualcosa; ma può anche darsi che si limiti a cucire, col suo refe del colore del mare, i fogli stampati dal sestetto di pedaline tra-traccanti. Fiat nigra lux (et imprimatur).

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P.

ARMANDO ROMERO

“La poesia di Armando Romero” – afferma il grande poeta colombiano Alvaro Mutis – “non ha antecedenti in qualsiasi scuola nota o gruppo. Nella sua poesia non sono mai riuscito a trovare radici, testimonianze che riconducano ad altri, visioni riprese o rielaborate da altri. Nella poesia di Armando Romero c’è un modo di narrare un mondo che è tutto suo, personalissimo e profondo. Nelle sue poesie vivono storie di vita vissuta, c’è desolazione e amore, disordine e gioia, orme di un uomo che cammina tra la gente”.
“È un fatto indiscutibile – scrive Martha L. Canfield nell’introduzione italiana a La radice delle bestie, folgorante raccolta di piccoli racconti di Romero edita da Sinopia – della storia letteraria ispanoamericana che il surrealismo, fra tutte le avanguardie storiche, è quello che ha lasciato un’eredità più vasta e duratura. Ed è attraverso questa linea oscura ma costante dell’immaginario ispanico che emerge la prosa sconvolgente e affascinante di Armando Romero. La lezione del surrealismo lo porta con insolita irriguardosa fermezza all’incontro di quell’animalità profonda che giace dentro di noi, schiacciata o rimossa dai principi della civiltà e della cultura. Il Cane andaluso di Buñuel e il Minotauro di Picasso lo precedono; il Manuale di zoologia fantastica (1957) di Jorge Luis Borges e il Bestiario (1959) del messicano Juan José Arreola lo accolgono festosamente in quella dimensione in cui le forme incontrollabili del sogno sposano la perizia del gioco verbale. Così, sogno e poesia, mito e gioco, realtà e astrazione dal reale producono pezzi di bravura che – una volta superato l’incantesimo iniziale – ci lasciano a meditare a lungo”.

Romero è stato esponente del Gruppo Nadaista, movimento letterario di avanguardia sviluppatosi negli anni Sessanta nel suo Paese, la Colombia. La vita lo ha poi portato a viaggiare e soggiornare anche a lungo in diversi paesi del continente americano, in Europa e in Asia. Da molti anni risiede negli Stati Uniti, dove lavora come docente. Molte le raccolte poetiche pubblicate a iniziare dal 1975 in diversi Paesi del Sud America, alternate a romanzi e racconti. Il romanzo La rueda de Chicago gli ha fatto ottenere il Premio per la miglior opera d’avventura al Latino Book Festival di New York del 2005.
Le sue opere sono tradotte in numerose lingue: inglese, italiano, francese, portoghese, greco, arabo, rumeno, tedesco. In Italia i suoi libri sono editi dalla casa editrice veneziana Sinopia.

Un’altra sintesi del ciclo Un castello, una villa, un’officina si può leggere anche qui (da “Il Giornale di Vicenza” di oggi, 22 maggio 2014) e qui (da “VicenzaPiù”).

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locandina

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pubblichiamo (sonno interrotto!):

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Giovanni Turrìa e dire poesia, grafica ed editoria a Vicenza e a Urbino

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Fano. Con il blog Fanocittà, www.fanocitta.it – arte, cultura, costume nel territorio -, abbiamo seguito il festival “dire poesia” dalle aule della Scuola di Grafica dell’Accademia di Belle Arti di Urbino. Urbino e Vicenza sembravano lo stesso luogo, “città dell’anima” – avrebbe detto Carlo Bo -, città laboratorio che si tenevano per mano, città patrimonio dell’Unesco, dove la poesia visitava un ambiente di studio e suggeriva voci segrete, misteriose, autentiche. Mentre all’Officina Arte Contemporanea di Vicenza avvenivano festosi happening di stampa e di registrazione delle plaquette dei poeti, nelle aule urbinati di Giro del Cassero gli studenti ascoltavano, disegnavano e tiravano stampe incredibili. Con quale immaginario? “La poesia è”, disse una volta Eugenio Montale in occasione del Premio Nobel. Vuol dire che la poesia trasmette emozioni, desideri, invenzioni che passano in segni diversi e in vocazioni che si amplificano, che si addobbano di bellezza e di operosità, di un fare sonoro e di gesti.

Le riflessioni su quanto maturava nell’ambiente dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, venivano registrate anche dal blog e poste nella rete delle notizie d’arte da comunicare con Fanocittà  (www.fanocitta.it ), talvolta nel contesto delle notevoli iniziative d’Arte in Ospedale nel reparto di Dialisi a Fano. Giovanni Turrìa e Gianluca Murasecchi, docenti-animatori della Scuola di Grafica hanno promosso opere di xilografia di un gruppo di studenti del biennio di specializzazione per arredare quel rinnovato reparto lavorando su un tema comune, l’acqua. In febbraio un giovane fanese di grande capacità, Riccardo Bucella, ha realizzato la prima opera di sei xilografie – quelle onde su legno hanno ispirato anche il Ventaglio estivo per il Presidente della Repubblica -, i primi di luglio un altro giovane teramano, Mattia  Caruso, esporrà una xilografia gigante dell’acqua che invade la statua della fortuna e la città, l’acqua che sana chi la raccoglie e porta la pace.

A questo flusso di opere che servono anche ad abbellire l’Ospedale fanese, si accomunano le iniziative dei corsi di serigrafia del maestro serigrafo Giuseppe Di Giangirolamo, le attività editoriali  dell’openday dell’Accademia in aprile, poi il workshop di maggio con il Fare carta del mastro-cartaio Severino Valente e del tecnico Piero Cesarotto, il Fare libro di Gianluigi Bellucci con un’edizione unica formato “Leporello” di 35 incisioni di studenti di cinque Accademie (Torino, Venezia, Napoli, Catanzaro, e Urbino), piccolo primato molto caro a Giovanni Turrìa, sembra una edizione di casa nei laboratori dell’Officina Arte Contemporanea di Dire poesia di Vicenza. Ecco, perché parlo di comunanza di operosità ed anche di trasferimenti a Urbino di idee e singolarità specifiche come il premio sostenuto dall’industriale Ezio Zerbato che mette a disposizione una sua produzione di qualità, un torchio a stella, per il Premio SCM press di Brendola che va ad uno studente urbinate di grafica (2012 Riccardo Tonti, 2013 Irene Podgornik). Ci sembra naturale ringraziare gli operatori d’arte vicentini anche perché ora siamo impegnati nella preparazione dell’evento di Urbino Capitale della cultura. Ne parliamo anche dal sito www.fanocitta.it  perché tutta la regione marchigiana  partecipa a questa corsa per agguantare la bellezza che il mondo della grafica incentiva e il primato per una stagione, 2019, d’iniziative culturali splendide.

Gastone Mosci

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L’ultimo incontro di dire poesia ha presentato il poeta José María Micó, accompagnato dalla musica di Massimo Barbiero, Marcella Carboni e Maurizio Brunod, davanti a un pubblico folto e affettuoso.

Pubblichiamo due gallerie di immagini: la prima relativa alla presenza di José María Micó all’Officina, la seconda alla sua lettura a Palazzo Leoni Montanari, preceduta dalle prove dei tre musicisti e dalla visita del poeta alle Gallerie del Palazzo.

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