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Posts Tagged ‘anne waldman’

Ancora pochi giorni e questo blog tornerà ad assopirsi, come un golem silente del web.

Intanto segnaliamo l’articolo uscito sul Giornale di Vicenza di ieri, 21 giugno 2012.

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Pubblichiamo anche uno dei testi letti allo slam dalla seconda classificata, Mara Seveglievich.

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LE RAGIONI DEL CUORE

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Le ragioni del cuore rosso cinabro glossy

sulle briciole del pane

secco dei miei capelli salepepe

si affollano come pettirossi,

ma scambiano il cuore

con la mente, becchettano e strappano

a sangue, a croste di pelle secca i fili

luccicanti della ragione.

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I palpiti della mente, le pulsazioni

blu ciano squassano il muscolo sbagliato,

che sobbalza e strilla emozioni

e imploso si contrae lasciando un rivolo di sangue

glauco, slavato e spento e spanto sul piatto

d’argento che regge la testa del Battista,

il tavolo anatomico apparecchiato e sparecchiato della

casa/morgue.

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Il corpo comprime l’affanno e ammaestra

la ridda delle sinapsi

tremulo incedendo nella carne stanca, nella febbre rapsodica delle mani

che non sanno più scrivere,

solo lasciare tracce di senso incerte su fogli nudi. Incolpevoli.

Ma va, crolla e tracolla, s’incaglia e risolleva spavaldo e protervo

anno dopo anno,

tailleur dopo tailleur,

trucco dopo trucco,

tacco dopo tacco,

nella danza elegante della guerra, di attacco e di trincea,

di accordi bizantini sottobanco.

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Così come in tutte le guerre,

quando naufraghi, reduci, profughi, esuli e relitti

trovano pace in fondo nella luna della sera

semibuia e fresca e garantita d’argento per l’eternità (pratico il dubbio),

nel vuoto che c’invade finalmente

e niente esiste più se non lo sbaffo nei

cuori rosa mat

(da ripassare ogni tanto, meglio tenere in borsetta o nella tasca

interna della giacca – sul cuore – un rossetto)

degli altri, i viaggiatori della vita.

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2 giugno 2012

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“Il Giornale di Vicenza” di oggi, 24 maggio 2011, ha pubblicato le domande che Fabio Giaretta ha rivolto ad Anne Waldman dopo la lettura a Palazzo Leoni Montanari.

Per gentile concessione dell’Autore, ripubblichiamo il testo completo qui sotto (con un piccolo omaggio a Bob Dylan, nel giorno del suo settantesimo compleanno):

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Intervista ad Anne Waldman

di Fabio Giaretta

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Mentre declama o canta i suoi versi con la sua voce profonda e vigorosa, accentuando le parole con una gestualità ieratica, Anne Waldman sembra una sacerdotessa intenta a celebrare un rito sciamanico. Accompagnata dalle ipnotiche musiche del figlio Ambrose Bye, con il quale ha appena pubblicato un cd intitolato The milk of Universal Kindness, la poetessa americana, esponente di spicco della Beat generation, ha trasformato il nono appuntamento di Dire poesia, tenutosi a Palazzo Leoni Montanari, in un magnetico flusso di energia.

Grazie alla preziosa collaborazione in veste di interprete di Rita degli Esposti, alla fine dell’incontro abbiamo rivolto alla Waldman alcune domande.

Lei viene definita una poetessa “Beat”. Si riconosce in questa definizione?

Io sono di una generazione successiva rispetto alla Beat generation vera e propria. Però ho lavorato molto intensamente con Allen Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso e in generale con i poeti di questo movimento, con cui condividevo anche gli orientamenti buddisti. Mi riconosco nella Beat generation perché ero molto in sintonia con loro, ad esempio sul fatto che bisogna intervenire in modo attivo sulla realtà. Il movimento Beat era formato da uomini, era meraviglioso che essi fossero così amici tra loro, senza rivalità, ma le donne erano escluse. Così sono arrivata per rivendicare la presenza femminile all’interno di questo movimento.

Per la “Beat generation” e anche per lei l’influsso del buddismo è stato fondamentale. In che modo ha influenzato la sua visione della vita e la sua poesia?

Il buddismo sostiene una visione empatica, di curiosità. A me piace molto questo verso: «I cancelli del Dharma sono infiniti, faccio il voto di entrare in tutti questi cancelli». Devi andare dovunque, anche nei posti scomodi, difficili. Inoltre il buddismo ha una visione non teistica. Devi agire sulla tua consapevolezza, espanderla.

Allen Ginsberg, uno dei padri fondatori della Beat generation, una volta l’ha definita la sua “moglie spirituale”. Che ricordo ha di lui?

Questa definizione l’ha usata davanti a mille persone a Praga dopo la Rivoluzione di velluto. Dovevamo fare una lettura e lui disse: «Vi presento la mia moglie spirituale». Lavoravamo molto bene insieme, senza attriti, perché avevamo la stessa visione delle cose. Proprio per questo ho fondato con lui, nel 1974, a Boulder, in Colorado, la “Jack Kerouac School of Disembodied Poetics” al Naropa Institute. Sentivo che potevo portare la mia generazione all’interno di questo progetto e allo stesso tempo rispettare e onorare la sua generazione.  Allen era sempre occupato, faceva mille cose contemporaneamente, aveva mille progetti. Era sempre pieno di attenzioni e di cure per tutti. Era una persona generosissima e un vero pacifista. Mediava sempre.

Per lei la poesia non si riduce alla scrittura sulla pagina. Altrettanto importante è il momento performativo che assume un valore quasi rituale. Come mai la dimensione orale è per lei così importante?

Perché ti entra nel corpo e tocca i vari centri dell’energia. Nel buddismo ci sono i mantra. Ripeti questi mantra e li senti nel corpo. Non è una cosa mentale. Non è importante solo il suono delle parole ma anche il suono all’interno delle parole. È come un mantra, non ha necessariamente un significato. Molti versi mi sono arrivati all’orecchio per via sonora prima di scriverli. La poesia è un modo di manifestare attraverso l’oralità.

Lei, insieme a molti altri artisti, ha partecipato alla Rolling Thunder Revue di Bob Dylan, leggendaria tournée di concerti tenuti nel 1975. Che ricordo ha di quell’evento?

È stata un’esperienza molto interessante e inusuale. L’atmosfera che c’era tra le persone che viaggiavano insieme era di amicizia. La gente andava e veniva. Io stavo anche lavorando alla Kerouac School, quindi andavo avanti e indietro. Era una sorta di carovana di zingari che faceva degli show. Ho scritto un diario su questo che si intitola Shaman. Bob Dylan era come una Kachina Doll, le bambole rituali degli indiani, con questo cappello e la piuma. Era qualcosa di rituale e sciamanico. Eravamo come dei menestrelli e dei trovatori che viaggiavano insieme.

È ancora in contatto con Bob Dylan?

Solo indirettamente.

Come è apparso chiaro anche da alcune poesie che ha letto come Fossil Fuel, contro le trivellazioni petrolifere, o Problem not solving, scritta nel Ghetto vecchio a Venezia, in cui parla della situazione di Gaza, i suoi versi fanno spesso riferimento all’attualità. La poesia può cambiare qualcosa?

Può cambiare la consapevolezza. Mi sento molto vicina alla visione di Allen che diceva che bisogna risvegliare il mondo a se stesso. Nella mia vita la poesia mi ha risvegliato alla realtà. I poeti devono denunciare ciò che non va perché molti sono addormentati.

Lei ha dichiarato che la nascita di suo figlio è stata un punto di svolta. Come mai?

Nella visione buddista tutti siamo stati madri degli altri e tutti sono madri degli altri. Quindi la nascita di mio figlio ha rappresentato una forte spinta verso un’apertura incondizionata nei confronti di tutti gli esseri.

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La seconda sequenza di foto di Anne WaldmanAmbrose Bye, immersi nella luce liquida riflessa sul piano, è dell’artista Silvio Lacasella.

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Nei giorni scorsi, il folto pubblico di Dire poesia (un pubblico eterogeneo, affezionato, affettuoso che ci invidiano ovunque, a giudicare dai commenti degli stessi poeti ospiti) ha vissuto due momenti molto diversi, ma entrambi molto emozionanti: la lettura intensa, vibrante, sospesa sull’abisso del poeta boliviano Juan Ignacio Siles del Valle (con il validissimo aiuto di Manuela Magnoni e il magistrale pianismo jazz di Giovanni Guidi) e, il giorno successivo, la forza declamatoria e civile della poetessa newyorkese Anne Waldman (con le musiche originali del figlio Ambrose Bye e l’attenta competenza di Rita Degli Esposti).

I due incontri si sono potuti svolgere grazie alla collaborazione con Vicenza jazz (per la Waldman, anche con Ispida).

Nel corso delle due giornate è stato raccolto molto materiale iconografico, come spesso accade.

Cominciamo col pubblicare una serie di foto riguardanti Anne Waldman, Ambrose Bye e Rita Degli Esposti.

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Sull’incontro di oggi, domenica 8 maggio, con Anne Waldman e Ambrose Bye (Palazzo Leoni Montanari, ore 18.00) si può leggere anche l’articolo appena pubblicato da “Il Giornale di Vicenza“.

Per quello di ieri con Juan Ignacio Siles del Valle e Giovanni Guidi si veda invece, sullo stesso quotidiano, questa pagina.

L’incontro di oggi è il secondo episodio di collaborazione tra Dire poesia e Vicenza jazz.

L’ingresso è sempre libero.

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La poetessa beat Anne Waldman sarà la protagonista del nono e penultimo incontro di Dire poesia 2011.

Accompagnata dal figlio musicista Ambrose Bye, Anne Waldman reciterà i suoi versi domani, domenica 8 maggio, nel Salone di Apollo di Palazzo Leoni Montanari, alle ore 18.00, introdotta da Rita Degli Esposti.

L’incontro si svolge in collaborazione con l’associazione Ispida e Vicenza Jazz.

Anne Waldman è una poetessa beat americana. Nata nel1945 a Milville (New Jersey), è cresciuta a New York, dove vive tuttora. Dopo gli studi nel Vermont, negli anni Sessanta si è unita agli artisti della Seconda Generazione della Scuola Newyorkese. Membro attivo della comunità di poesia sperimentale “Outrider”, ha diretto il Poetry Project a St Mark’s Church (East Village, Manhattan). Nel1974 a Boulder (Colorado) ha fondato con Allen Ginsberg la “Jack Kerouac School of Disembodied Poetics” presso il Naropa Institute, dove tuttora insegna. È una fervente attivista politica e culturale, che si batte per i diritti dell’uomo e la tutela dell’ambiente, credendo nella possibilità di intervenire ideologicamente attraverso il linguaggio.

Negli Stati Uniti ha pubblicato oltre quaranta libri di poesia. Molti dei suoi versi sono raccolti nei volumi Life Notes. Selected poems (Indianapolis 1973), Helping the Dreamer. New and Selected poems, 1966-1988 (Boulder 1989), In the Room of Never grieve. New and Selected poems, 1985-2003 (Boulder 2003). Outrider (Albuquerque 2006)  include una selezione di testi poetici e saggi.  Recentissimo è il suo ultimo lavoro poetico, Iovis Trilogy. Colors in the Mechanism of Concealment (Boulder 2011). È l’autrice della leggendaria Fast Speaking Woman (San Francisco 1975), tradotta anche in italiano (Donna che parla veloce, City Lights, Firenze 1999). In Italia ha inoltre curato l’edizione dell’antologia The Beat Book. Poesie e prose della Beat Generation  (Il Saggiatore, Milano 1996).

Le sue poesie sono state ampiamente antologizzate e tradotte in numerose lingue. Ha curato molti volumi che si occupano di poesia americana moderna, postmoderna e contemporanea. Ha collaborato con artisti, musicisti, ballerini, poeti e si esibisce anche con il figlio musicista e compositore Ambrose Bye. È anche autrice di lavori teatrali, CD, video e film. Della sua opera è stato scritto: “Waldman’s work is the antithesis of stasis… She is a flame”.

Ambrose Bye, musicista, compositore, produttore, è cresciuto nell’ambiente della scuola di poesia “Jack Kerouac School of Disembodied Poetics”, al Naropa Institute (Boulder, Colorado).  Si è laureato in Musica e Sociologia a Santa Cruz, presso la University of California. Ha studiato al Pyramind Institute di San Francisco, lavorando a numerose produzioni e a composizioni proprie. Ha inoltre studiato e suonato nelle “Gamelan” orchestre a Bali, Boulder, Santa Cruz. Si è esibito in numerosi festival, accompagnando poeti e performers. Il suo CD più recente è Matching Half (con Anne Waldman e Akilah Oliver, Farfalla, McMillen, Parrish, 2008). Suoi precedenti lavori sono In the Room of Never Grieve (Coffee House Press, 2003) e In the Eye of Falcon (Farfalla, McMillen, Parrish, 2006), con poesie di Anne Waldman. Sempre con la Waldman sta lavorando a un nuovo CD, The Milk of Universal Kindness.

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Pubblichiamo anche l’inedito che Anne Waldman ci ha mandato, e poco sotto una serie di foto che la ritraggono da sola o con amici illustri, nel corso degli anni:

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da Colori nel Meccanismo di Occultamento

di Anne Waldman

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vedi il joual, la lingua di Kerouac

visita il Cimitero Acattolico

a Roma

e vedi la tomba di Gregorio Nunzio Corso

visita il n. 210 di Calle Orizaba, a Città del Messico

o

vedi

l’Arpa Ngombi dei Téké del Gabon

l’amore è il tuo progenitore

l’arco

che trasmette poesia

alle tue corde

come la colonna vertebrale della traiettoria

del sole …

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Traduzione di Stefano Strazzabosco

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