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Posts Tagged ‘manuela giabardo’

L’ultimo appuntamento di dire poesia 2013 si è consumato nel clima informale dell’Officina arte contemporanea, dove molti amici, poeti, traduttori, artisti, curiosi, semplici conoscenti e assoluti sconosciuti sono venuti a chiudere festosamente con noi il ciclo quinquennale di incontri, ad ascoltare Valentina Brusaferro, Martina Pittarello e Gianluigi Igi Meggiorin, a bere uno o due bicchieri (tra cui lo strepitoso Amaro Nonino servito con ghiaccio e arance Navel, omaggio di Antonella Nonino a dire poesia) e a sfogliare il libro-antologia-catalogo Memoria del futuro: dire poesia a Vicenza (2009-2013):

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Memoria del futuro

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Pubblichiamo qualche immagine della serata. Più avanti forniremo informazioni sulla reperibilità del libro, nonché su questo blog così propenso ad assopirsi in modo brusco e incontrollato (narcolessia?).

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Altre immagini nel blog di Teresa Francesca Giffone.

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Pubblichiamo la terza e ultima serie di foto di Tahar Ben Jelloun. L’autore è Giustino Chemello.

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Questo blog resterà attivo ancora per qualche giorno; poi tornerà nel letargo dal quale si era svegliato lo scorso marzo, quando ha annunciato il programma dell’edizione 2011 di Dire Poesia.

Ringraziamo tutte le persone che lo hanno visitato, e quanti hanno sostenuto in vario modo la nostra rassegna: l’Assessorato alla Cultura del Comune di Vicenza nelle persone di Francesca Lazzari (Assessore), Loretta Simoni, Mattia Bertolini, Carlotta Trombin, Marianna; le Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, con Isabella Sala, Elena Milan, Romina Elia, Stefano Viero; l’Officina Arte Contemporanea, con Giovanni Turria e i tanti amici di piombo e di carta; l’associazione PantaRhei e l’agenzia di stampa Charta Bureau; il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, e segnatamente il prof. Marco Fazzini; Vicenza Jazz, e in particolare il suo Direttore artistico Riccardo Brazzale; il Festival Biblico, con Toni Pigatto, don Dario Vivian, Giovanni Costantini e Guido Zovico; la Biblioteca Bertoliana di Vicenza, e specialmente Silvia Calamati; gli artisti Giustino Chemello e Silvio Lacasella, che hanno documentato gli incontri fotografando con grande sensibilità e bravura; i giornalisti che ci hanno seguiti, e specialmente Fabio Giaretta, Alessandro Scandale, Silvia Ferrari e Luigia Sorrentino; i bar che hanno accolto e distribuito i cartigli del caffè poeticamente corretto; i poeti, i presentatori e i traduttori che si sono succeduti; il pubblico che è intervenuto ai 10 appuntamenti di quest’anno, e in modo particolare Marzia Zanella, Daniela Caracciolo, Mara Seveglievich, Ivana Cenci e gli altri, tanti amici che hanno partecipato con assiduità e affetto, condividendo, consolando, emozionandosi, ragionando, arricchendo il senso di questi mesi di lavoro per portare a Vicenza un po’ di poesia, nelle sue varie e splendide forme.

Sarà che la poesia, come ripete Ben Jelloun, è necessaria quanto il pane? Eh.

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Ecco la seconda serie di fotografie di Tahar Ben Jelloun. Queste sono state scattate da Silvio Lacasella.

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L’edizione 2011 di Dire poesia si è dunque conclusa felicemente con il grande poeta franco-marocchino Tahar Ben Jelloun.

Il nostro ospite ha vissuto una giornata ricca di appuntamenti e di incontri: in mattinata, affiancato da Eliana Vicari, ha parlato agli studenti di Francese di alcune scuola di città e provincia (soprattutto i licei “Fogazzaro” di Vicenza e “Corradini” di Thiene), rispondendo alle domande che erano state preparate dai ragazzi insieme ai loro Docenti. Nel pomeriggio ha concesso alcune interviste, ha visitato l’Officina per la firma e la stampa del suo inedito, è arrivato a Palazzo Leoni Montanari per essere magistralmente presentato da Paolo Ruffilli, leggere alcune sue poesie (nella traduzione di Manuela Giabardo) e rispondere alle domande del Festival Biblico sul tema del rapporto tra le generazioni, preceduto da un breve saluto di don Dario Vivian e tradotto da Francoise Mattana.

Come si può vedere dalle tre serie di foto che pubblichiamo un po’ alla volta (gli autori della prima sono Stefano Strazzabosco e Giovanni Turria), nel corso della giornata Tahar Ben Jelloun si è anche divertito a volare, a disegnare, a chiacchierare e a scherzare, dimostrando che fare poesia significa avere una visione del mondo, come ha più volte detto e come risulta anche dalla bella intervista che Silvia Ferrari ha redatto per conto del “Giornale di Vicenza” di oggi.

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Tahar Ben Jelloun ci ha inviato un inedito prezioso: un poemetto intitolato Il disamore, per cui l’officinante Giovanni Turria, con la sua corte di torchiatori più o meno volontari (su cui diremo più avanti), preparerà un’edizione altrettanto preziosa, in modo da concludere degnamente questa terza rassegna di Dire poesia.

Mentre il Maestro olia le macchine e taglia i fogli da stampa, noi pubblichiamo il testo di Ben Jelloun (in francese e in italiano: la traduzione è di Manuela Giabardo).

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Le désamour

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En écoutant Jean Ferrat

Moi aussi je me suis demandé : Que serais-je sans toi ?

Je serais un cœur apaisé

Un temps trempé dans la douceur des choses

Quelques heures volées au tumulte,

Au bruit crissant de ta voix

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Qui parle de bonheur

M’oublie ou me jette à terre

Tu n’as pas les yeux tristes

Mais rouges voisins du feu

Reflet de vengeance

Ton pain pétri dans le fiel

Servi sur un plateau funéraire

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Que serais-je sans toi ?

Ni une heure arrêtée au cadran de la montre

Ni un cœur au bois dormant

Non, je serais un vent léger

L’écume du temps

Une assemblée de papillons

Dans un champ fleuri

Une ruche de miel

Et un sommeil parfait

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Que serais-je sans toi ?

Toi qui m’as coupé les ailes

Toi qui as marché sur mon corps

Et froissé mon âme

Toi qui m’as offert un linceul

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Que serais-je sans toi ?

En ce temps prodigue en trahison

Durant ces jours où tes silences

Engrangeaient les mots

Qui tombaient de mes yeux

Pendant que tes narines, dilatées par la haine

Répandent l’encens de la mort

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Qui parle de guerre matrimoniale

A le visage déchu

La vie défaite

Et le souffle trahi par l’ail

C’est le parfum de la vengeance

Trempée dans la marmite du sorcier

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Que serais-je sans toi ?

Qu’une corde résistant aux doigts du démon

Chargé de creuser ma tombe

Je n’aurais jamais connu les sanglots de la déconvenue

Ni les balbutiements de mes nuits hachurées

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Le poète chante joliment

Que le bonheur existe

Ailleurs que dans les rêves

Il jure même qu’il l’a rencontré,

Lui qui sait ce qu’est être deux

Mais moi sans toi

Je n’aurais pas connu l’abîme et l’indignité

Sans toi ma bonté serait belle et gratuite

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Qui parle de bonheur

A les yeux tristes

Le cœur brisé

Parce qu’être heureux

C’est devenir un poème

Que récitent les amants

Avant de se séparer

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Tu m’as donné le frisson

C’était la peur d’avoir peur

L’effroi lu sur ton visage quand il crie vengeance

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J’aurais aimé chanter avec Aragon

Et lui dire qu’il a raison

Mais tu m’as tout pris

Ma vie, mes biens, mon sourire

Et mon humour

Si c’est cela l’amour

Alors je n’ai jamais aimé

Je ne t’ai jamais aimée

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Le poète a-t-il toujours raison ?

Même quand il souffre

Et détruit l’ancienne oraison ?

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Ma femme n’a pas été mon avenir

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Ensemble, écrire un nouveau livre ?

Ni à l’envers ni à l’endroit

Nous n’écrirons rien ensemble

L’encre pâle de notre histoire

S’est dissoute dans les larmes.

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Quand notre haine sera souvenir

Quand nos chemins monteront au ciel

Et nos années tomberont de fatigue

Quand nos cris, enlisés dans les sables

Réveilleront les morts

Quand mes yeux se poseront sur un horizon

Infiniment bleu, humain absolument,

Quand l’aigle de la colère

Deviendra papillon enchanté

Alors je saurai que sans toi

J’atteindrai au seuil du paradis.

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Tahar Ben Jelloun

2010.

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Il disamore

Ascoltando Jean Ferrat

anch’io mi sono chiesto: che sarei senza te?

Sarei un cuore placato

un tempo intriso di dolcezze

qualche ora sottratta al tumulto,

al suono stridente della tua voce.

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Chi parla di felicità

mi ignora o mi lascia a terra.

Tu non hai occhi tristi

ma rossi come il fuoco

riflessi di vendetta

il tuo pane impastato col fiele

servito su una lapide

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Che sarei senza te?

Né un’ora inceppata sul quadrante di un orologio

né un cuore assopito.

No, sarei vento leggero

schiuma del tempo

un’adunata di farfalle

su un campo fiorito

un’arnia ricolma di miele

e un sonno perfetto

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Che sarei senza di te?

Tu che mi hai tarpato le ali,

hai camminato sul mio corpo,

hai schiacciato la mia anima

e mi hai offerto un sudario

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Che sarei senza di te?

In questo tempo prodigo di tradimenti

nei giorni in cui i tuoi silenzi

covavano le parole

cadute dai miei occhi,

mentre le tue narici, dilatate dall’astio,

spandono incenso di morte

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Chi parla di guerra coniugale

ha il volto sfiorito

la vita disfatta

e il respiro tradito dall’aglio;

è il profumo della vendetta

versato nel paiolo di uno stregone

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Che sarei senza di te?

Solo un cappio che resiste alle dita del demonio

intento a scavare la mia tomba

mai avrei conosciuto il pianto della delusione

né il balbettio delle mie notti interrotte

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Il poeta canta con grazia

che la felicità non esiste solo nei sogni

e giura, anche, di averla incontrata

lui che sa che cos’è essere in due,

ma io, senza di te

mai avrei conosciuto l’abisso e l’abiezione

bella e gratuita sarebbe, senza te, la mia bontà

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Chi parla di felicità

ha gli occhi tristi

e il cuore infranto

perché questa felicità

è solo una poesia

recitata dagli amanti

sul punto di lasciarsi

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Tu mi hai dato i brividi:

era la paura d’aver paura

il terrore letto nel tuo viso che grida vendetta

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Avrei voluto cantare con Aragon

e dirgli che ha ragione,

ma tu mi hai preso tutto

la vita, i miei beni, il sorriso

e l’umorismo.

Se l’amore è questo

allora non ho mai amato

non ti ho amata mai

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Ha ragione, il poeta, sempre?

anche quando soffre

e distrugge l’antica preghiera?

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La mia donna non è stata il mio avvenire

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Scrivere insieme un nuovo libro?

Né ora né mai

scriveremo più qualcosa insieme

l’inchiostro sbiadito della nostra storia

si è dissolto in lacrime

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Quando il rancore sarà un ricordo

quando le nostre strade giungeranno al cielo

e la fatica schianterà i nostri anni

quando le nostre grida, sprofondando tra le sabbie

risveglieranno i morti

quando i miei occhi si poseranno su un orizzonte

infinitamente blu, totalmente umano,

quando l’aquila dell’ira

diverrà una farfalla incantata

allora saprò

di essere in attesa,

senza di te, sulla soglia del paradiso.

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