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Posts Tagged ‘valentina brusaferro’

L’ultimo appuntamento di dire poesia 2013 si è consumato nel clima informale dell’Officina arte contemporanea, dove molti amici, poeti, traduttori, artisti, curiosi, semplici conoscenti e assoluti sconosciuti sono venuti a chiudere festosamente con noi il ciclo quinquennale di incontri, ad ascoltare Valentina Brusaferro, Martina Pittarello e Gianluigi Igi Meggiorin, a bere uno o due bicchieri (tra cui lo strepitoso Amaro Nonino servito con ghiaccio e arance Navel, omaggio di Antonella Nonino a dire poesia) e a sfogliare il libro-antologia-catalogo Memoria del futuro: dire poesia a Vicenza (2009-2013):

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Memoria del futuro

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Pubblichiamo qualche immagine della serata. Più avanti forniremo informazioni sulla reperibilità del libro, nonché su questo blog così propenso ad assopirsi in modo brusco e incontrollato (narcolessia?).

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Altre immagini nel blog di Teresa Francesca Giffone.

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Pubblichiamo l’inedito che ci ha mandato José María Micó: in originale e nella traduzione di Elisa Sartor.

L’incontro con Micó (domani, sabato 18 maggio, Palazzo Leoni Montanari, ore 19.00) è l’ultimo della stagione 2013 e dell’intero ciclo quinquennale di dire poesia. Dopo questa lettura, durante la quale il poeta dialogherà coi musicisti Massimo Barbiero (batteria, percussioni), Marcella Carboni (arpa, loop) e Maurizio Brunod (chitarra, loop), in collaborazione con Vicenza jazz, resterà solo la festa finale all’Officina, venerdì 7 giugno alle 21.00.

In quell’occasione verrà anche presentato il libro che raccoglie tutti gli inediti regalati alla rassegna dai poeti in questi cinque anni. Le attrici Valentina Brusaferro e Martina Pittarello ne leggeranno alcuni.

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TANGO DULCE

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Cuando abro la puerta y tú apareces,

la luz está de más y sobra el tiempo.

 .

Yo sé que tú mañana

serás solo un objeto,

como ahora tendido,

tirado bajo el suelo,

pero ahora respiras

y escucho tu jadeo.

Tu música de oro

desnuda mi silencio.

 .

Cuando abro la puerta y tú apareces,

la luz está de más y sobra el tiempo.

 .

¡Qué ganas de quedarme

sin más caudal que un cuerpo

hecho de tristes trizas,

alegres en tu fuego!

Si me fallan las fuerzas,

tu puñado de huesos

lleva a hombros la carne

que te espera en el lecho.

 .

Cuando abro la puerta y tú apareces,

la luz está de más y sobra el tiempo.

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mico.

TANGO DOLCE

 .

 .

Quando apro la porta e tu mi appari

la luce non mi serve e avanza il tempo.

 .

Lo so che tu domani

sarai solo un oggetto,

sdraiato come ora,

sotto terra disteso,

però adesso respiri

e ascolto il tuo lamento.

La tua musica d’oro

denuda il mio silenzio.

 .

Quando apro la porta e tu mi appari

la luce non mi serve e avanza il tempo.

 .

Che voglia ho di smarrire

tutto me stesso in questo

corpo di bui brandelli

che, in te, brucia allegro!

Se mi sento mancare,

il tuo piccolo scheletro

porta in spalla la carne

che ti aspetta nel letto.

 .

Quando apro la porta e tu mi appari

la luce non mi serve e avanza il tempo.

.

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Traduzione di Elisa Sartor

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Mentre Il Giornale di Vicenza, Il Corriere del Veneto e altri periodici stanno diffondendo i contenuti di dire poesia 2013, pubblichiamo il calendario degli appuntamenti.

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DIRE POESIA 2013

IL PROGRAMMA

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México VII-VIII.2012 452

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mercoledì 13 marzo, ore 18.00

Carlo Presotto conduce

Poetry slam

Bar Borsa – Loggia inferiore della Basilica Palladiana

in collaborazione con La Piccionaia – I Carrara Teatro Stabile di Innovazione

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mercoledì 20 marzo, ore 18.00

Stefano Guglielmin introduce

Antonella Anedda

Palazzo Leoni Montanari

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lunedì 8 aprile, ore 18.00

Rino Cortiana introduce

Bernard Noël

Palazzo Trissino – Sala degli Stucchi

in collaborazione con il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati dell’Università Ca’ Foscari di Venezia

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mercoledì 17 aprile, ore 18.00

Maurizio Casagrande introduce

Pierluigi Cappello

Palazzo Leoni Montanari

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mercoledì 24 aprile, ore 18.00

Vincenza D’Urso introduce

Ko Un

Odeo del Teatro Olimpico

in collaborazione con il Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea dell’Università Ca’ Foscari e il King Sejong Institute di Venezia

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sabato 4 maggio, ore 18.00

Luciano Cecchinel

Marco Munaro

Palazzo Chiericati

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sabato 18 maggio, ore 19.00

Elisa Sartor introduce

José María Micó

con Massimo Barbiero (batteria, percussioni), Marcella Carboni (arpa, loop) e Maurizio Brunod (chitarra, loop)

Palazzo Leoni Montanari

in collaborazione con Vicenza Jazz

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venerdì 7 giugno, ore 21.00

Memoria del futuro:

dire poesia a Vicenza (2009-2013)

con Martina Pittarello e Valentina Brusaferro

L’Officina arte contemporanea

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dire poesia 2013

 México VII-VIII.2012 186-001

dire poesia 2013

L’edizione 2013 di dire poesia, patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Vicenza e sostenuta dalle Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari, conclude il ciclo di incontri poetici a Vicenza curato da Stefano Strazzabosco negli ultimi quattro anni, proponendo un percorso più breve ma altrettanto significativo.

Preceduta da un incontro di poetry slam organizzato dalla Piccionaia – I Carrara in collaborazione con dire poesia (13 marzo, Bar Borsa), la serie degli incontri con gli autori inizierà il 20 marzo, in concomitanza con la giornata mondiale della poesia (21 marzo), con la lettura di Antonella Anedda, sicuramente una delle voci più significative e riconosciute della poesia italiana degli ultimi vent’anni (Palazzo Leoni Montanari, ore 18). La rassegna presenterà ancora il poeta friulano Pierluigi Cappello (17 aprile, Palazzo Leoni Montanari), i veneti Luciano Cecchinel e Marco Munaro (4 maggio, Palazzo Chiericati), il francese Bernard Noël (8 aprile, Palazzo Trissino; in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia), il coreano Ko Un (Odeo del Teatro Olimpico, 24 aprile; in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari e il King Sejong Institute di Venezia) e lo spagnolo José María Micó (18 maggio, Palazzo Leoni Montanari; in collaborazione con Vicenza jazz). Il ciclo quinquennale troverà poi la sua naturale conclusione con la pubblicazione di un’antologia degli inediti donati dai poeti a dire poesia e stampati di volta in volta dai torchi di Giovanni Turria in preziosissime plaquette a bassa tiratura, distribuite gratuitamente al pubblico vicentino. Il libro sarà presentato nei locali dell’Officina arte contemporanea venerdì 7 giugno alle 21, suggellando con letture e una festa l’altrettanto festoso banchetto di parole di cui Vicenza ha goduto nei cinque anni della manifestazione. (altro…)

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Oggi “Il Giornale di Vicenza” ha pubblicato una parte delle domande che Fabio Giaretta ha rivolto a Yang Lian la sera del 10 maggio, dopo la sua lettura a Palazzo Chiericati. Come al solito, per concessione dell’autore e per comodità dei lettori, riportiamo l’intervista anche qui:

Se volessimo giudicare lo stato di salute della poesia dall’afflusso di pubblico a Dire poesia 2010, la diagnosi apparirebbe chiara: essa mostra senz’altro una grande vitalità. Anche Yang Lian, ospite di lusso dell’appuntamento che ha chiuso a Palazzo Chiericati questa interessante rassegna poetica, si è visibilmente stupito di trovare davanti a sé una sala gremita di gente. “Ho quasi la sensazione – ha esclamato – che Londra e Pechino siano delle città così piccole…” Ed ha poi continuato: “Se sono qui è per provarvi che la tradizione della poesia cinese è ancora viva”.
Dopo l’esauriente presentazione di Marta Nori, insegnante di cinese al liceo Pigafetta, Yang Lian ha letto in cinese diverse sue poesie, tra cui La tomba dei saggi, un inedito stampato per l’occasione da L’Officina arte contemporanea, che sono poi state recitate in italiano dalle intense Martina Pittarello e Valentina Brusaferro.
Alla fine dell’incontro, abbiamo intervistato Yang Lian con la preziosa collaborazione, in veste di interprete, di Marta Nori che ringraziamo.

È vero che uno degli eventi che l’ha spinta a scrivere poesie è stata la morte di sua madre?
È vero. Mia madre è morta nel 1976. Io ero nelle campagne cinesi per la rieducazione a cui erano sottoposti tutti gli intellettuali. Prima della sua morte avevo scritto qualcosa, ma era tutto un po’ romantico e semplice, non avevo capito che la poesia nasceva dalla parte più profonda di me. Dopo la sua morte in me si è creata una sensazione di vuoto, anche perché ero solo, non c’era nessuno vicino con cui potessi sfogarmi. La poesia è diventata così l’unico modo di esprimermi, non solo per me, ma in qualche modo anche per parlare a mia madre. Quest’ultima sensazione segretamente è sempre con me. Mia madre ha fatto iniziare la mia carriera di poeta, però non ha mai letto niente di quello che ho scritto.

Lei e molti altri nuovi poeti cinesi siete stati accusati di praticare una poesia “menglong”, cioè oscura. Come mai vi venne data questa etichetta denigratoria?
Prima di tutto per me poesia oscura non è un nome corretto ed è nato perché la gente voleva criticarci in quanto non riusciva a capire quello che volevamo dire. Dal mio punto di vista la poesia oscura è stato il primo momento in cui abbiamo iniziato a ripulire la lingua dopo la rivoluzione culturale. Ci siamo sbarazzati di tutti quei paroloni come socialismo, comunismo, e siamo tornati un po’ alla volta alla lingua tradizionale o alla tradizione della lingua. Abbiamo parlato di morte, di vita, di sole, di luna, di dolore, però in un modo moderno, per esprimere i nostri sentimenti. Quindi siamo andati incontro alla lingua tradizionale per esprimere però una situazione attuale. Abbiamo espresso i nostri sentimenti nella nostra propria lingua, cioè nella lingua individuale di ciascuno di noi, quindi molto diversa da quella lingua di propaganda che aveva caratterizzato la Cina.

Qual è il suo rapporto con la poesia cinese classica?
Io scrivo in cinese, una lingua che è cambiata moltissimo. Amo la poesia classica cinese ma non c’è modo di copiarla. Quello che posso fare è pormi delle domande e porre delle domande anche alla lingua, le più profonde possibili. Quindi, da un punto di vista filosofico, la mia poesia serve ad esprimere la situazione dell’uomo. La poesia ha a che fare con la nostra vita. Anche se scrivo questa poesia, chiamiamola moderna, gli antichi poeti classici sono sempre dietro di me e mi guardano. Quando compongo una poesia devo anche chiedermi cosa penserebbero loro. Direi che la mia poesia è come una domanda moderna per rispondere alla quale devo raccogliere elementi da ogni direzione per essere creativo.

Il verso finale della poesia 1989 dedicata al massacro di Tian’an Men recita: “Questo senza dubbio è un anno perfettamente ordinario”. È uno strano verso considerando la portata dell’evento…
Quando accadde il massacro di piazza Tian’an Men tutti eravamo scioccati e increduli. Allora mi è sorta questa domanda: Dov’è la nostra memoria per tutti i morti che ci sono stati prima di questo evento, tutti i morti per esempio della rivoluzione culturale? Sembrava che fosse la prima volta che vedevamo dei morti. Se le nostre lacrime servono solo per lavarci la memoria, allora chi è che può garantire che non succeda un’altra Tian’an Men?

In Omaggio alla poesia lei scrive: “Sono un poeta / se voglio che la rosa sbocci sboccerà / la libertà tornerà”. Da questi versi emerge una grande fiducia nella poesia…
Quando ho scritto questa poesia ero molto giovane, quindi è un po’ romantica. Però a distanza di trent’anni la mia fede nella poesia è diventata più profonda e più forte. Penso che questo mondo globale stia diventando una globalità di cinismo e di egoismo in cui domina l’unione del potere e dei soldi globali. Anche se la poesia non viene rifiutata da questo potere e da questi soldi, tuttavia è la poesia a rifiutare loro. La poesia è la libertà del pensiero e della parola. La poesia è il luogo in cui possiamo opporre la nostra resistenza etica.

di Fabio Giaretta

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