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Il sesto incontro di Dire poesia 2011 ha portato in città la voce pietosa, visionaria e potente di Ida Vallerugo, accompagnata dalla competenza affabile e precisa di Anna De Simone.

L’incontro è stato indimenticabile: il mistral che dà il titolo alla più recente raccolta poetica della Vallerugo ha soffiato sui relatori e sul pubblico in ascolto, scompigliando carte e pensieri.

Ecco qualche immagine della giornata e dell’incontro.

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Ecco l’inedito di Ida Vallerugo: in italiano, non in friulano.

L’appuntamento con la lettura della poetessa, introdotta da Anna De Simone, è per domani, martedì 19 aprile, alle 18.00, presso l’Odeo del Teatro Olimpico di Vicenza.

L’ingresso è libero.

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Anfore

 di Ida Vallerugo

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Sei tornato a casa con due vasi comperati all’edicola.

Sembrano anfore ma troncate

                                 dove più si distende il grano, il vino.

Sembrano le anfore dei quadri

che hai dipinto da ragazzo. In silenzio le hai posate

sul tavolo, con calma, sicurezza. Un gesto definitivo.

“Vado a dormire” hai detto.

E ho seguito la tua testa bianca sparire alla curva delle scale

presagio di quella curva del tempo

dove il tempo si distende e non c’è risacca, suono.   

Solo il correre confuso di amore sulle rive.

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Ida Vallerugo in una foto di Danilo De Marco

“Forse meglio dei suoi compagni di strada, […] Ida Vallerugo […] ha dato un volto nuovo alla poesia in friulano, un sound che non è più quello intimistico o crepuscolare degli epigoni di Pasolini e nemmeno quello astrattamente protestatario del neo-realismo, bensì il sound della realtà presente, così duro e amaro da spingerci a trovare le nostre radici non nella storia dei nostri padri e delle nostre madri, ma in quella dei nonni, nella vita di quegli avi che, essendoci ormai tanto lontani, non possono più farci male”.Nel libro di Amedeo Giacomini Appunti per una storia non conformista della letteratura friulana, dalle origini ai nostri giorni, c’è uno dei ritratti più belli e incisivi della poetessa friulana Ida Vallerugo, una delle “penne” più interessanti del panorama contemporaneo nazionale, molto apprezzata da critici e addetti ai lavori.

La poetessa sarà ospite per una lettura dalle proprie opere martedì 19 aprile (ore 18.00) all’Odeo del Teatro Olimpico, per il sesto appuntamento della rassegna Dire poesia. L’introduzione sarà curata da Anna De Simone.

Ida Vallerugo è nata nel1946 a Meduno (Pordenone), dov’è stata  insegnante nelle Scuole Elementari.

Le sue prime raccolte di poesie sono in italiano: La porta dipinta (Pan, Milano 1968) e Interrogatorio (1972), pubblicata  dal  “Collettivo R” di Firenze, un gruppo di intellettuali controcorrente, costituito nel 1968, che aveva fondato una collana di quaderni di poesia e una rivista di cui Ida era redattrice.

Maa Onda. Poesie (presentazione di Andreina Ciceri, Circolo culturale Menocchio, Montereale Valcellina, Pordenone) è la sua prima opera in lingua friulana, pubblicata nel 1997, ma che raccoglie poesie che risalgono anche ai precedenti vent’anni. “Per te i torni a scrivi in mai …”: nel maggio 1979 la nonna Regina Cilia, Maa Onda, muore: il dolore per la perdita origina desiderio di immedesimazione totale, anche nella lingua.

Figurae (presentazione di Francesca Cadel, Circolo culturale di Meduno, Pordenone, 2001) è la sesta pubblicazione della collana di poesia “La barca di Babele”, fondata nel 1999 a Meduno da un gruppo di poeti friulani, tra i quali la Vallerugo, con l’intento e l’esigenza di far conoscere le tante voci della loro regione. Ancora nei “Quaderni del Menocchio”, nel 2009, esce Sul punt di Sydney il vint. Nel frattempo, Franco Loi l’ha inclusa nell’antologia Nuovi poeti italiani (Einaudi, Torino 2004).

La sua ultima raccolta di versi è Mistral (a cura di Anna De Simone, prefazione di Franco Loi, Il Ponte del Sale, Rovigo 2010).

Copie di questo libro saranno disponibili per l’acquisto, mentre l’Officina arte contemporanea metterà a disposizione, come sempre, l’inedito stampato dai suoi torchi mobili.

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come Adam Zagajewski.

Documentiamo il privilegio.

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Pubblichiamo l’inedito che ci ha mandato Adam Zagajewski e che, debitamente torchiato all’Officina, sarà distribuito a quanti interverranno alla lettura di martedì 12 aprile (alle 18.00) presso l’Odeo del Teatro Olimpico:

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Il fiume nero

 di Adam Zagajewski

 

Un fiume nero scorreva per il parco.

Più in là si estendevano giardini insensibili

e le trecce folte delle siepi.

Là, dove cantavano i merli, un tempo c’era

la filiale del campo di Auschwitz, e sotto l’erba

furono sotterrate le bende dell’ospedale russo;

per questo il prato era gonfio, alto.

Nel cielo scorrevano senza fremito

alianti innocenti e cadeva la pioggia,

leggera, spensierata come una lacrima di gioia.

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Traduzione di Krystyna Jaworska

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Martedì 12 aprile, alle 18.00, Adam Zagajewski leggerà le sue poesie all’Odeo del Teatro Olimpico di Vicenza.

Della sua poesia, il premio Nobel Derek Walcott ha scritto: “Le sue parole ti entrano dentro piano piano. È una voce quieta all’angolo dell’immensa devastazione di un secolo oscuro, più intima di quella di Auden, cosmopolita come quella di Miłosz, Celan, Brodskij”.

Candidato lui stesso al Nobel, Adam Zagajewski, poeta, scrittore e saggista, è una delle voci più interessanti della letteratura contemporanea e uno dei maggiori poeti polacchi viventi.

Nato a Leopoli (Ucraina) nel 1945, poco dopo la sua nascita la sua famiglia subì la deportazione in Polonia, di cui era originaria. Ha trascorso l’infanzia a Gliwice (Slesia) e a Cracovia, dove si è laureato in Psicologia e Filosofia presso la Jagiellonian University. Negli anni Sessanta e Settanta ha partecipato attivamente ai movimenti letterari di dissidenza contro il regime totalitario: è stato protagonista del gruppo poetico di Cracovia “Teraz” ed è divenuto uno dei poeti guida della Generazione del ’68, chiamata della “Nowa fala” (Polish New Wave). Con l’imposizione delle leggi marziali polacche del 1981, il poeta fu costretto all’esilio. Rifugiatosi a Parigi, durante il decennio 1982-2002 ha vissuto tra la capitale francese, dove è stato condirettore della “Zeszyty Literackie” (“Rivista letteraria”), e il Texas, dove ha insegnato all’Università di Houston.  Nel 2002 è ritornato in Polonia. Attualmente risiede tra Cracovia e l’Illinois, dove è docente presso l’Università di Chicago.

Ha pubblicato numerosi volumi di poesie e saggi, tradotti in molte lingue. Gran parte della sua poesia è stata raccolta in Wiersze wybrane (Selected Poems, Cracovia 2010). Tra le sue opere in prosa, si ricordano Ciepło, zimno (Warm and Cold, Varsavia 1975) e Cienka kreska (Thin Line, Cracovia 1983). Tra i lavori di saggistica, Świat nie przedstawiony (The Unpresented World, Cracovia 1974), Solidarność i samotność (Solidarity and Solitude, Parigi 1986 e 2002), Obrona żarliwości (In Defence of Fervour, Cracovia 2002), Poeta rozmawia z filozofem (The Poet Talks to the Philosopher, Varsavia 2007).

Zagajewski è noto, in particolare, per il poema Try to Praise the Mutilated World, uscito a puntate sul quotidiano statunitense “The New Yorker” dopo l’11 settembre 2001, oltre che per le sue pubblicazioni sul poeta connazionale Czesław Miłosz (Premio Nobel per la Letteratura nel 1980).

Ha vinto molti prestigiosi premi letterari, tra i quali il Berliner Kunstlerprogramm fellowship (1979), il Kurt Tucholsky Literary Prize (1985), il Prix de la Liberté (1987), il Guggenheim Fellowship (1992), il Vilenica International Literary Prize (1996), il Konrad Adenauer Foundation Prize (2002), il Neustadt International Prize for Literature (2004; è il secondo polacco, proprio dopo l’amato Miłosz, ad ottenere questo premio assegnato dall’Università dell’Oklahoma), il Czesław Miłosz Prize (2008). Nel 2010, a Treviso, gli è stato conferito il Premio Europeo di Poesia, ideato e diretto da Paolo Ruffilli.

Le opere di Zagajewski, saggi e poesie, sono in corso di pubblicazione da Adelphi. Sue poesie, in Italia, sono apparse nell’antologia Poesia polacca contemporanea (a cura di Irena Conti, Editori riuniti, Roma 1977) e in“Nowa fala”. Nuovi poeti polacchi (a cura di Giorgio Origlia, Guanda, Milano 1981), nonché nell’articolo Adam Zagajewski. “Il mondo non rappresentato” della “Nowa fala” (a cura di Lorenzo Pompeo, in “Il Majakovskij”, n. 15, 1994) e, nel 2004, nella rivista “Poesia” (n. 183, traduzione di  Paola Malavasi). Due sue poesie sono presenti nel libro A questo servono le lacrime, di P. Malavasi (Interlinea, Novara 2006).

Più recentemente, per le Edizioni del Leone (traduzione di P. Malavasi, Venezia 2010) è uscita la raccolta poetica La ragazzina di Vermeer. Suoi testi compaiono poi in Luci ed ombre di una città: immagini di Genova di Adhaf Soueif (De Ferrari, Genova 2003). In Italia sono stati pubblicati anche Polonia: uno Stato all’ombra dell’Unione Sovietica (Marietti, Casale Monferrato1982) e  Tradimento (traduzione di Valentina Parisi, Adelphi, Milano 2007).

L’ingresso all’incontro sarà libero (fino a esaurimento dei posti disponibili), come sempre.

Ai partecipanti sarà distribuito l’inedito stampato coi torchi a caratteri mobili dell’Officina.

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