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Prima di andarsene da Vicenza, José María Micó ha tenuto una lezione al Liceo “Pigafetta” ed è stato raggiunto e catturato dall’obiettivo di Silvio Lacasella, l’implacabile. Ciao JM!

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Comunicato Stampa

 

 

Sabato 18 maggio, a Palazzo Leoni Montanari a Vicenza, il poeta catalano incontra l’ensemble di Massimo Barbiero, Marcella Carboni, Maurizio Brunod, in collaborazione con il festival Vicenza Jazz

DIRE POESIA, L’ULTIMO OSPITE INTERNAZIONALE

È LO SPAGNOLO JOSÉ MARÍA MICÓ

Considerato tra le voci più promettenti della lirica spagnola contemporanea, Micó verrà introdotto da Elisa Sartor

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JoseMariaMico.

 (Vicenza – 15.05.2013)  –  Quella di sabato 18 maggio sarà per Vicenza una vera e propria “festa della cultura”, con appuntamenti in tutta la città che spazieranno dall’arte alla musica alla poesia. Vicenza sarà infatti teatro di una felice concomitanza di eventi: la Notte europea dei Musei, con apertura straordinaria di tutti i musei pubblici e privati, il festival internazionale New Conversations Vicenza Jazz e un nuovo appuntamento di Dire poesia, il mosaico di incontri con i nomi di spicco della poesia nazionale e internazionale contemporanea promosso da Comune di Vicenza – Assessorato alla Cultura e Intesa Sanpaolo.

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Una giornata che entrerà nel vivo alle ore 19.00 a Palazzo Leoni Montanari con l’ultimo ospite di Dire poesia 2013: introdotto da Elisa Sartor, declamerà i propri versi lo spagnolo José María Micó, considerato dalla critica una delle voci più promettenti della lirica iberica contemporanea, filologo, traduttore e professore all’Università Pompeu Fabra di Barcellona. L’incontro vedrà la partecipazione dell’ensemble jazzistico composto da Massimo Barbiero (batteria, percussioni), Marcella Carboni (arpa, loop) e Maurizio Brunod (chitarra, loop), per una serata in collaborazione con il festival internazionale New Conversations Vicenza Jazz. Quella vicentina di Micó sarà una vera e propria performance, integrata dall’interazione con la musica del trio del percussionista piemontese Massimo Barbiero, che non solo sottolineerà le liriche ma anche intermedierà e costruirà una parallela via musicale assieme al chitarrista Maurizio Brunod e all’arpista Marcella Carboni, sulla linea del loro ultimo cd “Kandinsky”.

Lunedì mattina, infine, José María Micó terrà una lezione sulla poesia del Siglo de oro agli studenti di Spagnolo del Liceo “Pigafetta” di Vicenza. La lezione è stata organizzata dalla prof.ssa Delia Bianco grazie alla disponibilità dello stesso Micó.

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José María Micó, catalano, 52 anni, è un uomo di cultura noto e stimato, oltre che per la propria produzione in versi, per aver curato edizioni di classici spagnoli del Cinque e Seicento, per i suoi studi filologici e saggi letterari, e per le sue traduzioni di poesia catalana (Ausiàs March e Jordi de Sant Jordi) e italiana, soprattutto di Ariosto: la sua versione dell’Orlando furioso ha vinto in Spagna il Premio Nazionale per la Traduzione. Attualmente sta lavorando a una nuova traduzione spagnola della Commedia di Dante.

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Dire poesia 2013 è un progetto del Comune di Vicenza – Assessorato alla Cultura e Intesa Sanpaolo, in collaborazione con il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati e il Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e con L’Officina arte contemporanea di Vicenza, per la cura di Stefano Strazzabosco.

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José María Micó è nato a Barcellona nel 1961 ed è professore ordinario di Letteratura spagnola a l’Universitat Pompeu Fabra, dove dirige il Master in Creazione Letteraria. Ha pubblicato i libri di poesia La espera (1992, Premio Hiperión), Letras para cantar (Pamiela, 1997), Camino de ronda (Tusquets, 1998), Verdades y milongas (DVD, 2002) e La sangre de los fósiles (Tusquets, 2005). Ha vinto di recente il Premio Internazionale di Poesia “Generación del 27” con Caleidoscopio (Madrid, Visor, 2013). È stato tradotto in diverse lingue, tra cui l’italiano (Prima stazione. Poesie scelte 1990-2005, Pagliai Polistampa, Firenze 2008). Ha curato edizioni di classici spagnoli del Cinque e Seicento, ha scritto studi filologici e saggi letterari, e negli ultimi anni si occupa di traduzione di poesia catalana (Ausiàs March e Jordi de Sant Jordi) e italiana, soprattutto di Ariosto: la sua versione dell’Orlando furioso ha vinto in Spagna il Premio Nazionale per la Traduzione. Attualmente lavora a una nuova traduzione spagnola della Commedia di Dante.

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Elisa Sartor è dottore di ricerca dell’Università di Verona e dell’Università di Granada, dove si è specializzata in poesia spagnola contemporanea. Si è occupata di autori della seconda metà del Novecento, tra cui Pablo del Águila, Javier Egea e Luis García Montero, e di forme metriche della tradizione spagnola. Ha curato l’edizione italiana di un quaderno di poesie di José María Micó per i tipi di Sinopia (Ai margini di questi nostri corpi). Attualmente sta lavorando alla traduzione di Blanco Spirituals del poeta Félix Grande.

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Massimo Barbiero (Ivrea, 1963), fondatore dei progetti jazz Enten Eller, Odwalla e Water dreams, è considerato uno dei migliori batteristi italiani. Protagonista di numerose incisioni ben recensite dalla critica nazionale a internazionale, ha collaborato con musicisti come Tim Berne, Billy Cobham, Elton Dean, Markus Stockhausen, Hamid Drake, Alexander Balanescu, Javier Girotto, non trascurando l’insegnamento sul territorio e l’attività di composizione. Con M. Carboni e M. Brunod ha inciso recentemente il cd “Kandinsky”, Splasc(h) 2011, di cui Daniela Floris ha scritto che “è la musica più impalpabile, incorporea e magicamente immateriale che si possa desiderare”.

Marcella Carboni, arpista cagliaritana, si dedica principalmente al jazz, ma ha partecipato anche a progetti cinematografici e teatrali, inoltrandosi nei territori della musica contemporanea ed elettronica, del pop,  del soul. Il suo primo lavoro da solista è “Trame” (Blue Serge, 2010).

Maurizio Brunod (Ivrea, 1968) è un chitarrista e compositore in grado di spaziare dal rock al jazz passando per la musica classica e la world music. Ha inciso cd con varie formazioni e per chitarra sola, partecipando a molti festival in Italia e all’estero. Co-fondatore di Enten Eller, nel 2011 ha avviato il duo con Giovanni Palombo (“Tandem Desàrpa”, F-NET 2011) e quello con il contrabbassista Miroslav Vitous.

 

 

L’ingresso a tutti gli appuntamenti di Dire poesia è libero, fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Per ogni appuntamento, l’artista Giovanni Turria de L’Officina Arte Contemporanea stamperà una plaquette numerata con un inedito dei poeti, da distribuire  gratuitamente al pubblico. 

Nei luoghi delle letture saranno inoltre disponibili i libri degli autori ospiti di Dire poesia.

 

Per informazioni:

Assessorato alla cultura del Comune di Vicenza tel. 0444.222101

Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari tel. 800.578875

Blog > https://direpoesia.wordpress.com/

www.comune.vicenza.itwww.palazzomontanari.com

 

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Informazioni per la stampa e accrediti:

Ufficio Stampa > CHARTA BUREAU

Antonio Tosi 349.5384153 – ufficiostampa@charta-bureau.it

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Mentre segnaliamo l’intervista di Silvia Ferrari apparsa su “Il Giornale di Vicenza” di ieri e il lancio dell’appuntamento di oggi su RaiNews24, pubblichamo l’inedito di Jesús Urzagasti, in originale e in traduzione italiana.

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L’incontro con Urzagasti, che leggerà la sua poesia oggi, mercoledì 13 giugno, ai Chiostri di Santa Corona di Vicenza (ore 18.00; presentazione e traduzioni di Claudio Cinti e Fernando Marchiori), concluderà dire poesia 2012, passando il testimone al festival letterario Libriamo 2012, di cui è l’evento inaugurale. Dal 13 al 17 giugno, Libriamo ospiterà più di 40 eventi, tra presentazioni e incontri con autori ed editori. L’edizione di quest’anno è dedicata al grande uomo di cultura, editore, narratore, poeta, incisore, scultore vicentino Neri Pozza, di cui ricorre il centenario della nascita.

Prima dell’inedito di Urzagasti, qualche immagine della preparazione dei fogli e della plaquette all’Officina. Il piccolo e bel drappello di cooperanti è capitanato da Daniela Caracciolo (che ringraziamo con i suoi studenti).

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ESCRITO EN EL AIRE

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Has perdido todo

por ganar un mundo

donde cabe el infinito olvido

y también la llave azul del río

donde incluso cabe

eso que has perdido

por ganar un mundo.

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La Paz diciembre 25 de 2011

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SCRITTO NELL’ARIA

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Tutto hai perduto

per guadagnare un mondo

che contiene l’oblio infinito

e la chiave azzurra di un fiume

che contiene perfino

quel che hai perduto

per guadagnare un mondo.

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Traduzione di Claudio Cinti

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Per tagliare, piegare, impilare, imbustare i cartigli da bar con i versi di Anna Maria Farabbi: grazie ad Alice, Benedetta, Maria, Edoardo, Nicolas della 2a A Liceo Classico “Pigafetta” di Vicenza (nonché alla loro splendida capitana, la prof.ssa Daniela Caracciolo).

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Un’amica che preferisce restare anonima ci ha mandato questa intervista a Titos Patrikios (pubblicata qualche giorno fa su un periodico locale). La riproduciamo col suo consenso.

Titos Patrikios, poeta greco del 1928, è un giovane ottantenne. Giovane nel corpo e nello spirito. Forse per questo l’incontro con i ragazzi del Liceo Pigafetta, il giorno dopo la lettura-conversazione a Palazzo Leoni Montanari per l’inaugurazione di Dire poesia, è stato facile, partecipato, intenso.

Qual è il senso della poesia, Patrikios?
I bambini comunicano sin da piccoli con il disegno spontaneo. Lo fanno per rappresentare il mondo e per esprimersi. C’è sempre qualcosa di materiale, di concreto da cui partiamo. Il difficile è passare dal bisogno di esprimersi, che è dell’uomo, e viene prima delle parole, all’esprimere qualcosa di universale, che vale per tutti gli uomini. La poesia è la trasformazione di qualcosa di concreto, che da autobiografico diventa biografia di tutti.

Lei dice che siamo tutti poeti.
Sì, dico sempre che la poesia è l’arte più scritta e meno letta. Un giorno un signore mi ha detto, al termine di una lettura, che gli era piaciuta la mia poesia perchè gli ricordava la sua, e che non leggeva mai un verso di altri poeti per non farsi influenzare. E’ esattamente ciò che non deve succedere. Dobbiamo riuscire a parlare agli altri, degli altri. Questa è la differenza fra chi si diletta di poesia e quelli che io chiamo i poeti sistematici, non “professionisti”.

Perchè non li chiama poeti professionisti?
Perchè la poesia può essere un lavoro, ma non è una professione. Nessuno o quasi può vivere di poesia. In Francia molti poeti sono insegnanti. La poesia è un’arte difficile, a volte pericolosa, altre ridicola. Non abbiamo un best seller poetico. In Grecia ci sono libri, romanzi d’amore che vendono 250.000 copie. Alcuni miei colleghi protestano, io invece penso che sia comunque bene che la gente legga. Si inizia così, poi si può passare a qualcosa di più impegnativo. Ma leggere è importante, in una mondo in cui parliamo molto, sentiamo troppo, guardiamo la tv, ma non leggiamo.

Davanti a un pubblico di studenti, quale è per loro un messaggio sul ruolo dell’educazione?
Non cresciamo senza istruzione, senza educazione. Tutti abbiamo la tendenza a rimanere bambini, protetti. Essere piccoli è bello, ma pericolosa è la tendenza al bambinismo, cioè al fingere di essere bambini. E’ una tendenza ridicola ma molto diffusa. L’educazione porta ad essere più responsabili verso noi stessi e gli altri. Porta a domande e a risposte. Se non abbiamo domande rimaniamo immobili. Questo fa anche l’arte e la poesia. Il buon poeta, Petrarca o Dante, non ci comunica solo dei versi, ma ci fa capire meglio noi stessi e il mondo in cui viviamo.

Nell’incontro a Palazzo Leoni Montanari Lei ha detto che lo studio del greco moderno non serve.
L’ho detto ma oggi, davanti ai ragazzi, vorrei aggiungere una cosa che completa il mio pensiero.
Lo studio del Greco non ha un’utilità nel senso comune, ma ha un’utilità intellettuale.
Il direttore della Citroen mi spiegò un giorno che studiava neo greco, che non gli serviva a nulla nel suo lavoro ma gli permetteva di pensare a cose al di fuori del lavoro, e che quando rientrava nella sua attività aveva la mente più libera, era più efficiente. Quando lavoravo all’Unesco mi colpiva il fatto che venissero date borse di studio “fuori” dei campi di studio effettivo: un ingegnere poteva essere invitato a seguire uno stage di storia, di filosofia indiana. Avevano calcolato che lo studio “altro” rendeva l’agenda più efficiente anche nell’attività quotidiana e principale.

Quale è quindi il messaggio per i ragazzi, per chi è oggi all’interno del percorso educativo?
Se studio il greco moderno, se mi impegno in settori diversi non sarò un ingegnere più avanzato nel settore ma sarò più colto, più aperto al mondo e sarò più efficiente anche nel mio lavoro. Abbiamo bisogno di aperture, in questo mondo, non di chiusure. Di uscire dal nostro campo e tornarci più aperti, più ricchi. Io penso sia così e poi, a dirla tutta, mi piace pensarlo.

Lei ha affermato di avere una vera dipendenza nei confronti dell’Italia.
Sì, ho vissuto molto all’estero, ho amato molto la Francia per ragioni intellettuali, la cultura inglese per ragioni “produttive”. In Italia vengo per piacere. Mi piace l’arte, il cibo. Per me l’Italia è uno specchio in cui mi ritrovo e guardo la mia poesia; siamo paesi simili e diversi. Rivedo la Grecia, da qui, in modo più critico e, spero, più profondo. E poi in Italia ho amici, e questo è l’importante.

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Nei giorni scorsi, Titos Patrikios e Armando Romero hanno incontrato due diversi gruppi di studenti del Liceo “A. Pigafetta” di Vicenza.
Entrambi i poeti hanno letto alcune poesie e hanno poi risposto alle domande degli studenti.
Gli incontri sono stati possibili grazie alla disponibilità dei poeti, ma anche delle docenti responsabili dei corsi di Neogreco e di Spagnolo, le prof.sse Clelia De Benedictis e Massimina Candeloro.

Titos Patrikios (dx) con Stefano Strazzabosco


Armando Romero (sx) con Alessandro Mistrorigo


Il pubblico in Aula Magna durante l'incontro con Armando Romero

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