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Paul Polansky è poeta, scrittore, giornalista, fotografo e operatore umanitario.
Discendente di una famiglia di immigrati cechi, è nato nel 1942 a Mason City (Iowa, USA).
Negli anni giovanili primeggia nell’attività sportiva, football americano e pugilato in particolare. Abbandona gli USA per evitare il Vietnam e si trasferisce a Madrid, dove fa il giornalista free lance e scrive guide turistiche. Lasciata la capitale per esplorare la Spagna rurale, scopre la corrida e la caccia, si dedica a diversi sport e soprattutto esplora a cavallo le alte sierras venendo presto in contatto, nei suoi vagabondaggi picareschi, con vari gruppi gitani. Si trasferisce dopo trent’anni in Repubblica Ceca per ricostruire l’albero genealogico della sua famiglia e condurre ricerche sulle origini della migrazione ceca verso gli Stati Uniti.
È noto per il suo grande impegno nella difesa dei diritti umani delle comunità Rom dell’Est europeo, rafforzatosi dopo la scoperta di documenti attestanti l’esistenza a Lety (Boemia) di un campo di concentramento per rom gestito da soldati cechi, le cui tracce sono state cancellate sotto un allevamento di maiali.
Dal 1999 dirige progetti di aiuto e salvaguardia di queste popolazioni nel Kosovo e in Serbia, per conto delle Nazioni Unite, della Society for Threatened Peoples, della Kosovo Roma Refugee Foundation (ONG fondata da Polansky), della Voice of Roma.
Una delle sue battaglie principali, durata dieci anni, ha riguardato la denuncia delle condizioni di alcuni campi di rifugiati Rom nella zona di Mitrovica (Kosovo), in cui si sono registrate numerose morti per avvelenamento da piombo.
La denuncia è stata diffusa dapprima con un documentario della BBC, poi attraverso un’audizione presso la Commissione per i Diritti Umani delle le Nazioni Unite.
Nel 2004 è stato insignito del prestigioso Weimar Human Rights Award, consegnatogli dal Nobel Günter Grass. Ma la sua strenua difesa dei Rom continua anche oggi, mettendo in imbarazzo gli ambasciatori dei Paesi reputati tra i più civili del pianeta, come l’attuale Germania. Come in questo caso, documentato da un video del 2010.
Autore prolifico, ha pubblicato le seguenti raccolte di poesie: Stray Dog (Praga 1999), Not a Refugee (Sebastopol 2000), The River Killed My Brother (Praga 2000), Blackbirds of Kosovo (Oakland 2001), Living Through It Twice (Praga 1998), Bez domova v srdci Ameriky / Homeless in the Heartland (Praga 2002), Bus Ride in Jerusalem (Pristina 2003), To UNHCR, with Love (Praga 2003), Where Is My Life? (Split 2004) e Kosovo Blood, Sarah’s People, UN-Leaded Blood, Safari Angola, Gypsy Taxi (edite a Nish, rispettivamente nel 2004, 2005, 2005, 2006, 2007).
In Italia è uscita nel 2009 l’antologia Unfeated / Imbattuto, che riunisce i versi composti tra il 1991 e il 2008 (trad. di V. Confido, Multimedia Edizioni, Baronissi) e nel 2010 la silloge Boxing Poems / Poesie sul pugilato (trad. di I. Costanzo, Volo Press, Lonato del Garda 2010; ecco alcune poesie sulla box). Ha pubblicato anche i racconti Black Silence (Praga 1998) e il romanzo The Storm (Praga 1999).
Durante i lunghi anni trascorsi a contatto con i Rom, Polansky ha raccolto le loro storie di tradizione orale in un’opera in tre volumi, One Blood, One Flame, usciti tra il 2007 e il 2008 a Nish. Nel 2011 è apparsa in italiano La mia vita con gli zingari (pref. di P. Marcenaro, trad. di V. Confido, Datanews, Roma).
