Pubblichiamo l’inedito che ci ha mandato Umberto Fiori, parte di un poemetto cui sta ancora lavorando.
Come gli altri anni, gli inediti dei poeti invitati a Dire poesia saranno stampati in letterpress dai torchi a caratteri mobili di Giovanni Turria, e distribuiti gratuitamente al pubblico presente alle letture.
Inoltre, il giorno dell’incontro con Fiori, un frammento tratto da questo testo, riprodotto su speciali cartigli, sarà consegnato fin dalla mattina a vari bar della città, perché accompagni il caffè dei clienti.
Per celebrare degnamente l’evento inaugurale della rassegna, l’inedito di Fiori verrà impresso su una carta di altissima qualità fabbricata in Germania. La tiratura sarà di circa 250 esemplari.
[UN CORO] (da IL CONOSCENTE)
(…)
(Io penso a un paese lontano,
ai vicoli di notte, alla piazza, al rombo
di voci che a una svolta, chissà da dove,
si alza sopra i tetti e le ombre, penso
al muro di fiati che avanza
nella mia testa spalancata
come sul mare il fronte di una tempesta.
Risento la danza tenuta, il verso selvaggio,
potente, puro:
un grido di dolore e desiderio,
di guerra e di nostalgia.
Come un ramo di mirto, o di lentischio,
ai margini di un incendio, sente il suo legno
di colpo, per simpatia,
accendersi, e fischiare, così il mio spirito
riconosceva il contegno di quei respiri,
si infiammava di loro.
Essere un coro, sì.
Non questa voce sola.
Essere torma, stuolo, compagnia.
Essere l’onda che si alza e frana,
non questa faccia pallida, nuda, mia,
nata per confessare,
per rispondere).
(…)
