Mercoledì 6 aprile, alle 18.00, Palazzo Leoni Montanari ospiterà il poeta francese Jacques Roubaud e il matematico Piergiorgio Odifreddi, che converseranno sui rapporti tra matematica e poesia. Ma naturalmente ci sarà spazio anche per la lettura di poesie di Roubaud, soprattutto quelle edite nella plaquette 7 Sardinosauri (a cura di Eliana Vicari. Disegni originali di Luca Buvoli, Sinopia, Venezia 2011), che sarà messa in vendita per l’occasione. A introdurre e tradurre Jacques Roubaud interverrà la francesista Eliana Vicari.
Cominciamo col presentare le figure di questi due grandi protagonisti del nostro tempo.
Jacques Roubaud, matematico, poeta, romanziere, saggista e traduttore francese, è nato nel 1932 a Caluire-et-Cuire (dipartimento del Rodano). Dal 1966 è membro dell’OuLiPo (“Ouvroir de Littérature Potentielle”), gruppo fondato nel 1960 da Raymond Queneau e François Le Lionnais, cui hanno partecipato, tra gli altri, anche Georges Perec e Italo Calvino. Versione italiana ne è l’ OpLePo (“Opificio di Letteratura Potenziale”), presieduto da Edoardo Sanguineti fino alla sua scomparsa nel 2010. Il progetto oulipiano è caratterizzato dalla ricerca di nuove strutture e schemi, soprattutto modelli matematici, per la composizione di testi letterari (scrittura “sotto costrizioni”). Roubaud ha dato un’esemplare dimostrazione del potenziale creativo che si sprigiona dalla compenetrazione tra matematica e letteratura: ha studiato la prima con i bourbakisti, quali Laurent Schwartz, Claude Chevalley e Alexandr Groethendieck, e ha praticato la seconda in innumerevoli opere.
Ha conseguito un “doctorat d’État” in Matematica e ha insegnato all’Università Paris X e all’Università di Rennes. Ha ottenuto anche un “doctorat d’État” in Letteratura francese sotto la direzione di Yves Bonnefoy. Nel 1970, con Jean-Pierre Faye, ha fondato la rivista Change in contrapposizione a Tel Quel, e nel 1981, con Paulo Braffort, ha fondato l’ALAMO (“Atelier de Littérature Assistée par les Mathématiques et les Ordinateurs”). Fino al 2001 è stato il direttore dell’EHESS (École des Hautes Etudes En Sciences Sociales). Insegna poesia all’European Graduate School di Saas-Fee (Svizzera).
Nel 1961 ha pubblicato Epsilon (Gallimard, Parigi), una sequenza poetica contenente 361 variazioni della forma metrica del sonetto ed organizzata come una partita di “Go”, il gioco giapponese che ha contribuito a diffondere in Francia con il volume Petit Traité invitant à la découverte de l’art subtil du Go (in collaborazione con Pierre Lusson e Georges Perec, Bourgois, Parigi 1969).
In campo poetico uno dei risultati più alti raggiunti da Roubaud è rappresentato dalla raccolta Quelque chose noir, lamento in morte della moglie (Gallimard, Parigi 1986; Prix France Culture nello stesso anno).
La sua opera più famosa è il ciclo di “pseudoromanzi” che ha come protagonista la figura di Hortense. Dei sei volumi previsti, ne sono stati editi tre: La Belle Hortense, L’Enlèvement d’Hortense, usciti per Ramsay (Parigi 1985 e 1987), e L’Exil d’Hortense (Seghers, Parigi 1990). In italiano, sono stati pubblicati dalla Feltrinelli di Milano Il Rapimento di Ortensia (traduzione di Stefano Benni, 1988) e La bella Ortensia (traduzione di Eliana Vicari, 1989), mentre in occasione di Dire poesia 2011 le edizioni Sinopia di Venezia hanno pubblicato la plaquette di Jacques Roubaud e Olivier Salon, 7 Sardinosauri (a cura di Eliana Vicari. Disegni originali di Luca Buvoli).
Il suo lavoro narrativo più importante è il grande ciclo di prosa autobiografica, definito “Projet”, articolato in sei opere uscite presso le Éditions du Seuil di Parigi: Le Grand Incendie de Londres (1989, libro che dà il titolo all’intero ciclo), La boucle (1993), Mathématique (1997, prima parte del terzo libro), Poésie (2000), La Bibliothèque de Warburg (2002), Impératif catégorique (2008, seconda parte del terzo libro) e, infine, La dissolution (2008).
Tra i numerosi premi assegnati all’autore, si ricordano il Grand Prix National de la Poésie du Ministère de la Culture (1990) e il Grand Prix de Littérature Paul-Morand de l’Académie Française (2008), entrambi per l’insieme della sua opera.
Piergiorgio Odifreddi, nato a Cuneo nel 1950, è un matematico, logico e saggista italiano. I suoi scritti, oltre che di matematica, si occupano principalmente di divulgazione scientifica, storia della scienza, filosofia, politica, religione. Ha studiato Matematica all’Università di Torino, laureandosi in Logica. Si è poi specializzato nella stessa materia negli Stati Uniti (Università dell’Illinois a Urbana-Champaign e Università della California, Los Angeles) e nella ex Unione Sovietica (Università di Novosibirsk). Ha insegnato Logica presso l’Università di Torino, è stato visiting professor presso la Cornell University, dove ha collaborato con Anil Nerode, Richard Platek e Richard Shore. È anche stato visiting professor presso l’Università di Monash di Melbourne, l’Academia Sinica di Pechino, l’Università di Nanjing, l’Università di Buenos Aires e l’Italian Academy della Columbia University. Si è occupato specialmente di Teoria della calcolabilità, che studia limiti e potenzialità dei computer. In tal campo ha pubblicato uno studio in due volumi che è diventato un testo di riferimento sull’argomento (Classical Recursion Theory, North Holland Elsevier, Amsterdam 1989 e 1999). Altri suoi testi tecnici sono Divertimento geometrico. Da Euclide a Hilbert (Bollati Boringhieri, Torino 2003), La matematica del Novecento. Dagli insiemi alla complessità (2000) e Il diavolo in cattedra. La logica matematica da Aristotele a Gödel (2003), editi da Einaudi di Torino, e Penna, pennello, bacchetta. Le tre invidie del matematico (Laterza, Roma-Bari 2005). Oltre alla ricerca accademica, da una quindicina d’anni ha intrapreso una fortunata attività divulgativa, iniziata con collaborazioni a vari giornali e riviste (attualmente: “La Repubblica”, “L’Espresso” e “Le Scienze”). La maggior parte di questa produzione giornalistica è stata finora raccolta in quattro libri: Il computer di Dio (2000) e La repubblica dei numeri (2002), editi da Raffaello Cortina di Milano, Il matematico impertinente (Longanesi, Milano 2005 e 2008), La scienza espresso. Note brevi, semibrevi e minime per una biblioteca scientifica universale (Einaudi, Torino 2006). Da una decina d’anni ha anche iniziato una nutrita produzione letteraria, con saggi di vario genere che mirano a mostrare la pervasività della scienza in generale, e della matematica in particolare, nella cultura umanistica: soprattutto in letteratura (Odifreddi è membro dell’Oplepo, “Opifico di Letteratura Potenziale”), musica e pittura, ma anche in filosofia e nella teologia. La sua produzione in quest’ultimo campo ha riscosso particolare attenzione per gli aspetti critici nei confronti della religione. Ha pubblicato i seguenti libri divulgativi: C’era una volta un paradosso. Storie di illusioni e verità rovesciate (Einaudi, 2001), Le menzogne di Ulisse. L’avventura della logica da Parmenide ad Amartya Sen (Longanesi, 2004), In principio era Darwin. La vita, il pensiero, il dibattito sull’evoluzionismo (Longanesi, 2009), Hai vinto, Galileo!. La vita, il pensiero, il dibattito su scienza e fede (Mondadori, Milano 2009). I suoi saggi sulla religione, che hanno sollevato molte polemiche, sono: Il Vangelo secondo la Scienza. Le religioni alla prova del nove (Einaudi, 1999), Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) (Longanesi, 2007), La Via Lattea. Un ateo impenitente e un cattolico dubbioso in cammino verso Santiago de Compostela (con Sergio Valzania, e con la partecipazione di Franco Cardini, Longanesi, 2008). Odifreddi ama anche intervistare i protagonisti della scienza e della matematica, e 50 colloqui con vincitori del Premio Nobel o della Medaglia Fields sono stati raccolti in Incontri con menti straordinarie (Longanesi, 2006). Altri libri di interviste sono Idee per diventare matematico (a cura di Lisa Vozza, Zanichelli, Bologna 2005) e Perché Dio non esiste. Claudio Sabelli Fioretti intervista Piergiorgio Odifreddi (Aliberti, Reggio Emilia 2010). Tra il 2007 e il 2009 ha organizzato tre Festival della Matematica all’Auditorium di Roma, ai quali è dedicato il volume Il club dei matematici solitari del prof. Odifreddi (a cura dell’autore, Mondadori, 2009). Innumerevoli sono le sue partecipazioni a trasmissioni radiofoniche e le sue apparizioni televisive nei programmi culturali più svariati, e numerosi sono i premi che gli sono stati assegnati.
“Opifico” sarebbe “opificio”? o è un fico all’opera? un’opera al fico? un’allusione al fico cui s’impicca Giuda, che “fa”, cioè “tradisce” Gesù Cristo, in omaggio (contrario?) a Odifreddi? non aggiungo altre possibili interpretazioni…